
ROAD TO SAN FRANCISCO: Nicolò Pollato
AquaDex Entry Nº7: “Per me è importante giocare un torneo con la consapevolezza di essere migliorato rispetto al torneo precedente, fino a diventare un giocatore molto forte, sempre più forte”
INTERVISTA
Fausto - Mozart9398 - Terrana
8/21/202622 min read
“Best of free?” (Sappiamo che la pronuncia corretta dovrebbe essere un’altra, ma a lui piace dirlo così)
“Dai, dimmi il valore della statistica base di Attacco di Aegislash pre e post nerf”
“3, 2, 1…Volante” (In riferimento al gioco in cui due persone dicono allo stesso momento una tipologia Pokémon e il primo che riesce a nominarne uno delle due tipologie, combinate insieme, vince)
Se dovesse capitarvi di sentire una di queste frasi - o simili - nei paraggi, potete star certi che un Pollo selvatico è in agguato nell’erba alta: bionda esplosione di energia direttamente dalle colline brianzole, Nicolò Pollato è uno degli ingressi più recenti in casa Team Aqua (2025) e uno dei giocatori che, a partire proprio da una Team Aqua Research Lab (Gennaio 2023), si sta facendo sempre più strada sulla scena competitiva, raggiungendo quest’anno la sua quarta qualificazione mondiale consecutiva (Yokohama 2023, Honolulu 2024, Anaheim 2025, San Francisco 2026).
Quando, a noi articolisti, è stata data la possibilità di esprimere potenziali preferenze riguardanti chi intervistare tra i giocatori TA qualificati ai Campionati Mondiali 2026 per questa serie delle AquaDex Entries, la mia scelta non poteva che ricadere su Nicolò: ci siamo conosciuti di persona proprio durante la stessa TARL che ho citato prima - Gennaio 23 - e da lì, nel corso di questi anni, abbiamo costruito un rapporto che, nonostante la distanza geografica Lombardia/Sicilia, mi piace dipingere con l’aggettivo “fraterno”.
Un “pezzo di cuore” (come si dice da qualche parte), una persona per cui nutro grande affetto e stima, sia come amico che come giocatore.
Sono anche ormai diverse le trasferte ai Major che abbiamo condiviso viaggiando insieme: come dimenticare quel Regionale di Bochum a fine Febbraio 2023, primo grande torneo estero per entrambi, con tutti gli aerei per il ritorno in Italia cancellati all’improvviso e un conseguente ripiego su di un viaggio in Flixbus di 14 ore, durante il Pokémon Day 2023.
Nonostante i mille soprannomi con cui è conosciuto e che gli vengono attribuiti (Nik, Pollo, Pollo Nicolato e altri che in questa sede ometteremo), l’ho battezzato fin da subito come “Nico”: in dialetto siciliano, questa parola significa “piccolo”, e mi è sempre piaciuto come diminutivo anche per il valore affettivo che gli attribuisco.
Ma adesso, alla vigilia dei Mondiali Pokémon 2026, sediamoci insieme a questo gufo notturno dalla mente matematica per conoscerlo meglio.
C’era una volta in Brianza…
“Ciao Nico! Come stai? Come procede la preparazione per il Mondiale e, guardandoti indietro, come si è plasmata in questi ultimi mesi?”
“Buonasera! Tutto ok: la preparazione al Mondiale sta procedendo abbastanza bene, direi; procede diciamo linearmente. Sto giocando lo stesso team (Floette-M, Tyranitar-M, Incineroar, Sinistcha, Volcarona, Aegislash) da mesi, cercando di affinarne ogni dettaglio e limarne ogni piccolo difetto.
Ho avuto, sinceramente, alti e bassi: ho iniziato a giocare questo team al Battle Cruise Qualifier di fine maggio a Livorno, torneo che ho vinto con questo sestetto buildato la sera prima. Ho giocato gli stessi sei allo Special di Torino. Mi sono accorto che la composizione che avevo creato, a partire da una struttura di base che avevo già sotto mano, funzionasse davvero bene. Alla fine sono partito dall’idea del team di Zeen che aveva fatto top ad un Victory Road, ne ho preso 4/6 e ho cambiato due slot che non trovavo funzionali con le altre (Volcarona e Tyranitar su Charizard e Garchomp). Sicuramente due Pokémon forti, questi ultimi due, che tuttavia non riuscivano a completare bene, a mio parere, quella comp “camerieristica” di Floette. E quindi ho fatto in modo che il tutto funzionasse meglio a livello sinergico. È sicuramente un team diverso ma il punto di partenza è stato quello: sono rimasto colpito da quell’Aegislash dotato di Focalnastro, che contro Sneasler permette di avere molte opzioni, oltre alla possibilità di avere Bodyguard. Rispetto alla Reg M-A, ho cambiato giusto qualche dettaglio all’interno dei vari set, come ad esempio la Baccaciofo su Volcarona per sopravvivere alle Frane potenziate dalla da poco reinserita Assorbisfera, o la natura di Tyranitar che è diventata Allegra per far fronte ai MegaRaichu Y dopo una Dragodanza.”
“Parlaci della tua stagione competitiva 25/26.”
“La mia stagione competitiva non è stata particolarmente soddisfacente, nel senso che non sono purtroppo riuscito a fare top cut ai grandi tornei a cui ho partecipato. Ho fatto due top32 e speravo di fare un pochino meglio. C’è anche da dire che ho cercato di armonizzare tutto anche con la vita lavorativa, che mi vede spesso impegnato anche durante i weekend, quindi è risultato un po’ complesso seguire tutto a livello di tempo. Mi sembra comunque di essere cresciuto e mi sento in fase di crescita competitiva: il mio obiettivo deve essere quello. Per me è importante giocare un torneo con la consapevolezza di essere migliorato rispetto al torneo precedente, fino a diventare un giocatore molto forte, sempre più forte. È lo stesso concetto che ha espresso Luca Ceribelli ai microfoni dopo la sua vittoria al Mondiale di Honolulu 2024: l’obiettivo è quello di giocare meglio ad ogni torneo a cui partecipo. I risultati sono poi un po’ in “secondo piano” secondo me.
Arriveranno come conseguenza rispetto a tutto questo. Per quanto questo nostro mondo competitivo abbia una “E” davanti, rimane pur sempre uno sport, pertanto una mentalità sportiva è - a mio parere - la più proficua da mantenere. Gli obiettivi di crescita e miglioramento personali consentono anche di tener lontane alcune attenzioni tendenzialmente “tossiche” rispetto alle aspettative e al risultato.
Tutto deve essere una conseguenza del fatto che io giochi sempre meglio.
Per tornare alla valutazione di questa stagione appena trascorsa, si può dire che non sia mai “andata male”: ho ottenuto CP importanti ad ogni singolo torneo a cui ho partecipato, cosa che è riuscita a farmi rientrare nella top continentale utile per la qualificazione. Non è mai andata “troppo male”, ma neanche “troppo bene”, ecco. Diciamo che ho mantenuto uno standard medio-alto, riuscendomi a qualificare con anticipo rispetto alla chiusura di stagione.”
“Quali sono le tue aspettative rispetto al Mondiale? Cosa provi quando la tua mente e il tuo cuore vanno lì?”
“L’emozione è sempre gigantesca anche soltanto pensandoci: ricordo il primo Mondiale che ho giocato nel 2023 a Yokohama dove, al momento della cerimonia di apertura, io tremavo ed ero estremamente emozionato. Lo sono anche ora: incoronare il miglior giocatore al mondo e immaginare di essere un giocatore che deve essere battuto per eleggere il the very best - altrimenti lo sarò io - è una sensazione fantastica. Un’emozione difficilmente descrivibile, un po’ il sogno che avevo da bambino: ho imparato a leggere giocando a Pokémon, quindi immaginatevi la passione che è cresciuta con me fin da piccolo.
Non ho delle aspettative ben precise, visto che tutto si rifà alla mentalità di crescita e miglioramento personali di cui ho parlato prima: io devo giocare al meglio, e se riuscirò a giocare al massimo delle mie possibilità potrò fare molto bene. Trattandosi di sport, per me non esiste pensare che se vado ad un torneo io non provi a vincerlo: il mio obiettivo è arrivare primo, anche se so benissimo che si tratta di una cosa oggettivamente poco realistica perché a vincere i Mondiali per ora sono state, se non sbaglio, 14 persone nella storia, quindi non sarà semplice. Però, per me, andare ad un torneo significa tentare di arrivare primo.”
“Tornando un po’ indietro nel tempo, com’è nata la tua passione per il competitivo?”
“In realtà questa passione ha radici molto profonde: ho sempre amato i giochi di strategia, di psicologia e pianificazione e ho sempre giocato giochi competitivi sin dal 2011, da quando avevo 12 anni. Ho iniziato con Magic The Gathering (quindi un gioco di carte) e da quello sono passato a Hearthstones (gioco di carte online). Poi, durante la pandemia, ho avuto la fortuna di incrociare un video di Francesco Pardini e, per me che ho sempre giocato in maniera sempre molto “pensata e ottimizzata” ai titoli Pokémon, è stato amore a prima vista: io cercavo di essere il migliore allenatore possibile, ma non lo ero; lui, ai miei occhi, in quel momento, sembrava una persona che cercava davvero di diventare il migliore allenatore possibile. Lui sì che stava cercando di realizzare il sogno che avevo da bambino ogni volta che sfidavo la Lega Pokémon.”
“E poi, da cosa nasce cosa: Gennaio 2023 prima TARL, e due anni dopo ingresso in una realtà così prestigiosa come quella del Team Aqua: come si fa? Forniscici “la spread” di questa storia.”
“Di sicuro con molto impegno, per primissima cosa. Poi, io sono convinto che ci voglia anche talento: come detto prima, penso sempre che si tratti di sport, quindi il talento/l’istinto è un tassello - a mio parere - imprescindibile. Però l’impegno che ci ho messo è sempre stato davvero tanto. Ricordo che quando ho frequentato la mia prima TARL ho passato praticamente ogni notte quasi insonne in piedi a fare spread, a ragionare sui team, a cercare soluzioni - alcune delle quali anche con te Fausto se ben ricordi!
Da lì mi sono sempre impegnato molto e quello è sempre stato il mio approccio: mi sono sempre informato in dettaglio su tutto ciò che accadeva nel panorama competitivo e sui giocatori; ho guardato centinaia di partite, ho giocato molto i locals. Quest’ultimo elemento penso che mi abbia aiutato tanto, perché sono andato a confrontarmi con una realtà estremamente complessa come quella dei tornei locali milanesi, giocando contro gente che aveva una quantità di titoli impressionante. Mi è capitato più volte di partecipare a tornei in cui ci fossero più titoli vinti che giocatori iscritti, e parlo comunque di tornei da 20 persone circa, per dire quanto sia assurdo giocare in realtà del genere: competendo contro giocatori fortissimi si capisce cosa ci sia dietro, come loro affrontino le partite. Ho sempre cercato di replicare e imparare da tutto questo.”
“Raccontaci: qual è la tua routine di allenamento? Indipendentemente dal suo essere più o meno strutturata, c’è qualche elemento che non deve mancare mai?”
“Ciò che non deve mancare mai è sicuramente l’analisi dei team dei tornei più recenti: mi baso sempre molto sui metagame singoli dei tornei, e quindi cerco di prevedere quale potrebbe essere una risposta dei giocatori alla prossima competizione in vista. Si ragiona spesso di counter-pick/counter-set, quindi di avere un’apposita risposta per contrastrare un nuovo team che ha fatto bene e mi piace provare a portare a termine questo compito euristico/di ricerca. Ragiono, per fare un esempio, su quali modifiche debba apportare al mio team per battere un determinato sestetto che ha fatto bene all’Internazionale nordamericano: infatti, dopo il NAIC ho allenato il mio Incineroar per renderlo più veloce dei Kingambit dotati di Focalnastro (che normalmente vengono giocati max speed senza natura favorevole). Sono adattamenti che non rappresentano di certo “colpi di genio” o cose uniche e originali: semplicemente voglio cercare ogni volta di adattarmi a ciò che diventa forte di momento in momento. Questo si applica anche ai Regionali, ai tornei su Victory Road o sulla piattaforma Limitless.
Per quanto riguarda invece l’avere una routine più o meno strutturata di allenamento, non seguo un plan predeterminato (ad esempio avere un numero preciso di match in best of three giornalieri) ma di sicuro parto prima dal punto di vista unicamente teorico, cercando di pianificare quale possa essere una soluzione che aiuti a migliorare il mio team. Mi siedo lì e ci ragiono. Metto in pratica gli adattamenti e faccio delle partite in ladder. Ne verifico la solidità non solo contro l’obiettivo specifico per cui una determinata modifica è stata studiata, ma anche contro diversi altri archetipi, in maniera generale. Dopodiché mi metto a testare i singoli match-up. Possono anche verificarsi situazioni in cui in un giorno non gioco neanche una best of three e semplicemente guardo 20 partite giocate da grandi giocatori americani, giapponesi, italiani che in quel momento, magari durante la registrazione di un contenuto di Youtube e/o Twitch, stanno testando proprio il mio sestetto. È un modo di fare mutuato da Luca Ceribelli: lo conoscevo ancora prima che vincesse il titolo mondiale, anche in virtù del frequentare gli stessi locals, e il suo approccio molto schematico a me è sempre piaciuto. Lui ha spiegato - a me come anche ad altri - che il modo di migliorare costantemente da lui adottato è quello di guardare tanto: guardare i migliori giocatori al mondo approcciare le partite, i loro adattamenti. Da lì si impara e si replica, per portare quel sapere nel nostro “orticello”, per diventare migliori noi stessi. Lui ce l’ha fatta, io ce la devo fare.”
Lente di vetro e sfera di cristallo
“Pensieri sulle aggiunte della Reg M-B: pensi che il numero ristretto di Pokémon/strumenti introdotti sia stato pensato appositamente solo per un formato un po’ meno sotto i riflettori, quindi per evitare grandi stravolgimenti in mesi senza Regional e Special (che in estate sono assenti)? O pensi che alla base ci sia proprio un disegno premeditato di volutamente graduale reintroduzione di tutti i Pokémon e gli strumenti mancanti nel pool di gioco?”
“Il fatto che non vengano reintrodotti molti Pokémon/oggetti penso serva davvero tanto ai giocatori nuovi.
Mi è capitato spesso di confrontarmi a riguardo con un gruppo di amici che gioca competitivo TCG: molti di loro hanno cominciato ad avvicinarsi a Champions in virtù dell’accessibilità del titolo, ma quasi tutti erano già dotati di Switch. Quindi ciò che è stato realmente diverso rispetto al passato si è rivelato essere l’abbattimento sostanziale della barriera delle difficoltà enormi del gioco, grazie al fatto che gli strumenti fossero pochissimi, e i Pokémon, le relative abilità, statistiche e interazioni fossero di numero inferiore.
Questo ha reso l’inizio più semplice per i nuovi giocatori. Pertanto, pensare il Mondiale - evento nettamente più importante di tutti all’interno della stagione - con diverse nuove aggiunte, avrebbe reso più complessa la fruibilità dell’evento stesso da parte di un utente nuovo. Era necessario ovviamente che questo Mondiale andasse incontro ad una profondità di gioco comunque importante come quella che già si conosce, ma doveva essere anche un po’ più user-friendly. Io credo che le ragioni siano state queste. Penso inoltre che le aggiunte che sono state innestate siano state pensate alla perfezione: hanno inserito uno strumento come l’Assorbisfera, che risulta utile in ogni tipo di team, e sono arrivate nel formato due Mega nuove che hanno comunque spostato gli equilibri - parliamo in questo caso di MegaRaichu Y e MegaStaraptor.
Si tratta di Pokémon velocissimi con una certa rilevanza nel metagame e che riescono a mettere sul tavolo forme importanti di speed control (Elettrocannone e, in un certo senso, Bruciapelo per il primo; Ventoincoda per il secondo). Nel mio team, con le relative spread, il Pokémon più veloce è senza dubbio Volcarona: in Reg M-A, questa era indubbiamente una pick abbastanza veloce all’interno del formato; adesso “l’asticella” di ciò che è veloce si è spostata ancora più in avanti in virtù dell’inserimento di queste due nuove e importanti Mega.
Onestamente non so se per la prossima Reg M-C assisteremo ad un “libera tutti” più corposo ed esteso a livello di numero di nuovi Pokémon/strumenti introdotti, e sinceramente spero di no: come detto prima, penso che il gioco debba sempre mantenersi accessibile ai nuovi giocatori. I giocatori esperti riescono comunque a godersi i nuovi formati (questa M-B ha sicuramente i suoi difetti, senza alcun dubbio), dove la fantasia nel building e l’esperienza sono sempre premiate.
Mi piace molto l’idea che il formato si mantenga “new players friendly”, per dirla così.”
“In questa ipotesi di reintroduzione molto graduale, non pensi che - nell’ottica programmatica di Champions di poter coinvolgere nel circuito competitivo quanti più giocatori possibili - meta un po’ simili tra loro (dove alcuni team rimangono ugualmente forti/viabili o quasi) arriverebbero a “stancare” i nuovi arrivati?”
“Questo dipenderà dalla qualità delle idee che avranno i responsabili di queste reintroduzioni graduali in Champions. Però penso che, al momento, il passaggio dalla Reg M-A alla M-B sia stato molto funzionale. È stato piuttosto repentino e anche in virtù di ciò il metagame sta continuando ancora ad evolversi. Inoltre, i pochi Pokémon che sono tornati hanno comunque cambiato molto gli equilibri del formato e le gerarchie.
Quasi di settimana in settimana vengono fuori nuovi team, e ciò significa che il “calderone esotico” del building sta ancora bollendo a fiamma ben sostenuta. E personalmente trovo questa cosa estremamente stimolante. Pertanto, penso che questa graduale reintroduzione sia stata per ora pensata bene e ho fiducia che in futuro si continuerà su questa strada. La gradualità, se espressa nei modi opportuni, non necessariamente dovrà creare noia o disinteresse, anche nei nuovi giocatori.
Infine, aprire la porta a pochi “ritorni” per volta (se pensiamo un po’ di “turni avanti”) allontanerà sempre di più lo spettro - che abbiamo vissuto diverse volte durante l’era di Scarlatto e Violetto - delle Reg riciclate e stagnanti.”
“Quali aspettative hai rispetto alle nuove mega di Z-A ancora non introdotte e di cui non si conoscono le abilità?”
“Penso che le Mega ancora non introdotte saranno molto “competitive-friendly”, cioè giocabili in competitivo. Questo mi fa molto ben sperare: adoro quando si verifica un rinnovamento che forzi la propria mente ad essere duttile, ad evolversi e a migliorare. Penso di essere uno dei pochi ad aver apprezzato i vari nerf a Gholdengo: è un Pokémon fortissimo che è stato ridimensionato di molto e questo mi piace. In questa maniera lui potrà tornare ad avere il suo spazio nel meta ma non è più centralizzante come lo era prima.
Questo è un segnale importante che ci fa dedurre come alla base ci sia una volontà di rinnovare il gioco.
Seguendo questo ragionamento, mi piace pensare che le nuove Mega rimanenti da introdurre si riveleranno molto interessanti. Basti pensare, come detto prima, a Staraptor e Raichu. Per fare un altro esempio, anche MegaPyroar con la sua nuova abilità Pirocriniera - per quanto non abbia trovato spazio più di tanto tra le topthreat di questo formato - penso sia giocabile.
Ho grandi aspettative su Heatran, se devo scegliere una nuova Mega in particolare: è una pick che vorrò assolutamente provare quando verrà introdotta e mi aspetto un’abilità comunque centralizzante. Anche qualora dovesse mantenere Fuocardore sarebbe comunque un Pokémon con un concentrato di stats degne di nota. Potrebbe essere giocato con moltissimi set diversi, mi sembra assai versatile. E mi piace anche molto esteticamente. In generale, penso che daranno comunque molta forza alle Mega nuove.”
“Parlando di Mega da introdurre, anche se trattasi di un signore già ben noto, ricordami: qual è il valore della statistica base in Difesa (fisica) di MegaSalamence?”
“Ahi ahi ahi, aspetta… devo ricordarmi di MegaSalamence: ha Pellecielo come abilità (che è stata nerfata), si è giocato spesso mixed, ha 700 come valore totale di statistiche base in virtù del suo essere pseudoleggendario. Mmm, la versione non Mega mi sembra abbia 80 in entrambe le difese. Ho sempre saputo che la versione Mega fosse molto bulky, anche grazie ad una Prepotenza posseduta dalla forma base.
Non saprei davvero, ma penso sicuramente più di 100: forse 110 o 120… mi arrendo”.
“Nice try, ma siamo davanti ad un bel 130 di difesa fisica! Giustificato esteticamente anche dalla grande corazzata di ali che si uniscono. Da grande amante delle statistiche Pokémon (sia io che tu), ho supposto lo ricordassi”
“Wow!! Ma è un colosso! Conosco particolarmente bene le cose che utilizzo e io, da quando ho iniziato a giocare, non ho mai giocato un metagame con MegaSalamence, quindi non lo conosco bene. In generale, prima di Champions non conoscevo benissimo le statistiche delle Megaevoluzioni: infatti ho fatto un bel lavoro di studio a riguardo, preparando per il Mondiale un file apposito contenente le caratteristiche di tutte le Mega che non conosco. Ecco una delle attività che svolgerò durante le ore di volo per l’America. La lack of knowledge può diventare potenzialmente determinante, in negativo, durante alcuni match: ad esempio, se dovessi trovarmi contro MegaBanette (165 in attacco fisico), devo sapere che Poltergeist farà saltare il mio MegaFloette per aria e che quindì mi servirà un -1 derivante da Prepotenza sui Pokémon avversari per reggerlo. Un ragionamento simile si applica anche alle altre Mega un po’ più “fuori dalla scacchiera” dell’usage che potrei trovare a San Francisco.”
“Torniamo ancora sul formato di questi Mondiali: pensieri a ruota libera sul meta attuale”
“Allora, credo che abbia parecchi difetti: trovo che molti di loro dipendano dal Pokémon più centralizzante del formato in assoluto, che è MegaCharizard Y. Ma andiamo per ordine: in generale, un elemento particolarmente fastidioso del gioco risiede nel miss, e ci sono delle mosse semplicemente troppo forti - nonostante la percentuale di andare totalmente a vuoto - per non essere usate. Collegandomi a Charizard, faccio ovviamente riferimento ad Ondacalda, mossa giocata in ogni set. Charizard è ovunque, e pertanto anche Ondacalda è abbastanza diffusa. In virtù del 90% di precisione, la mossa ha matematicamente l’81% di possibilità di colpire entrambi i bersagli ogni volta che viene usata. Quindi ti basta usarla due volte per fare doppio hit 6 volte su 10 (l’avevo detto: gufo notturno matematico - ndr), e già non è bello. Inoltre, Charizard ha un pesante punto debole, che è Frana (e, per esteso, tutte le mosse Roccia, ma concentriamoci su questa mossa amata/odiata del VGC). Proseguendo in questo ragionamento, moltissimi team sono allora forzati ad essere muniti di Frana, appunto per counterare Zard. E Frana è una mossa che possiede una forte componente randomica, in virtù sia del suo 30% di possibilità di tentennamento che del 10% di missare.
L’effetto a valanga generato dalla sola presenza di MegaCharizard Y e dalla mancanza di suoi counter solidi fa sì che il meta si basi su moltissime e imprescindibili percentuali che vanno giocate/rischiate. Questa è una cosa che non apprezzo in alcun modo, men che meno adesso che si sta giocando addirittura Forzantica su Charizard, mossa che ha il 10% di fornire un omniboost spesso determinante ai fini del risultato di una partita.
Quanto descritto è tutto meno che competitivo, secondo me. Però questa cosa va anche accettata ed è inoltre possibile “giocarci intorno”. Al di là di questi aspetti un po’ più “tossici” che ho preso come esempio, a me il meta in realtà piace molto in virtù della presenza di alcuni Pokémon estremamente forti che vanno rispettati (come Kingambit e Basculegion, che sono oggettivamente fortissimi), ma che hanno anche dei punti deboli chiari e precisi. È bello cercare delle soluzioni per batterli ed affrontarli al meglio in modo ottimale e, al contempo, difficilmente prevedibile dall’avversario. Elementi come questo accendono molto la fantasia e l’abilità di chi sta a cercare queste soluzioni. Alla fine del giorno, rimango comunque un fan di questo metagame, che trovo divertente, interessante e stimolante, con Charizard Y come difetto.”
“Se potessi eliminare un Pokémon tra quelli disponibili in questa Reg, quale sceglieresti e perché?"
(Ride - ndr) “Direi che questa domanda trova risposta in automatico a partire dalla domanda precedente e dalle considerazioni e ragionamenti fatti in proposito: toglierei assolutamente MegaCharizard Y. Per quanto sia sicuramente bello e forte, non mi piace l’effetto a valanga che ha sul metagame: non mi piace il fatto che ci siano partite che finiscono turno 1 perché misso Ondacalda su Kingambit, partite che finiscono turno 1 se da questa Ondacalda riesco a pescare lo status di Scottatura sullo sweeper fisico avversario che sarebbe riuscito altrimenti a mandare giù Zard stesso, partite che finiscono turno 1 perché - visto che Charizard esiste - il mio avversario ha un Pokémon molto veloce con Frana nel team e un flinch o un miss di questa mossa determinano il risultato della contesa. Intendiamoci: Aerodactyl esisterebbe comunque in meta anche senza l’ubiquità di Zard, ma sarebbe sicuramente meno giocato; stesso discorso vale per Garchomp ed Excadrill, che magari riuscirebbero a fare spazio nei loro set anche ad una quarta mossa diversa da Frana.”
“Una pick che secondo te risulta poco esplorata e che potremmo vedere all’opera in questi Mondiali.”
“Io gioco lo stesso team da mesi, quindi sono molto “ferrato” su tutte le sue varie interazioni e su quali siano i suoi punti di forza. Mi rendo conto che giocare Aegislash con due forme di speed control (Ventoincoda e Distortozona - ndr) sia molto funzionale. È un Pokémon davvero unico per tipologia, output offensivo e utility potenzialmente messa a disposizione da Bodyguard. Costituisce un wall per Sneasler, uno dei Pokémon più forti e usati del meta, possiede una nuke (mossa dall’elevata potenza base capace di infliggere
ingenti danni - ndr), coverage perfetta (in caso di uso di Zuffa come opzione da affiancare al danno di tipo Spettro) e una priority. Mi sembra semplicemente che la gente non lo stia esplorando abbastanza. Può rappresentare anche un’alternativa di tipologia Acciaio rispetto a Kingambit. Quindi credo che qualche team con Aegislash possa venire fuori. Poi è chiaro che possegga i suoi limiti, come quel a volte frustrante 90 di precisione della sua Poltergeist, che finisce per renderlo meno appetibile come pick agli occhi di diversi giocatori.”
“A proposito di pick inesplorate: quando prepari un Major, preferisci provare ad andare alla ricerca della call che “rompe” il meta? Oppure portare qualcosa che, anche se più conosciuto, hai imparato a giocare bene in fase di testing?”
“Personalmente cerco di perseguire entrambi questi obiettivi: quello che faccio tendenzialmente è prendere qualcosa che è oggettivamente molto forte (la struttura Incineroar, Sinistcha, Floette in questo caso) e cerco di declinarla in modo tale che i miei avversari rimangano spiazzati da quello che si ritrovano davanti in team preview, così da determinare una forma di vantaggio precoce. Spesso nei vari metagame ho preso team balance con Pokémon e mosse da set-up (playstyle che a me piace molto) e ho aggiunto delle “sorprese” che modificassero radicalmente certi match-up. In questo caso, per fare un esempio, nel mio team ho Volcarona, che si configura come un hard check a Kingambit. Questo è il mio modo di agire, in generale: mi piace molto cercare le pick esotiche all’interno di un sistema già ben collaudato. Ogni torneo in cui ho fatto bene ho sempre messo in pratica questa idea, o quasi.”
“Se fossi ai massimi vertici dell’organizzazione del circuito competitivo, c’è un elemento che vorresti cambiare/introdurre/eliminare?”
“Direi di sì: un’innovazione che a me piacerebbe è un sistema di Championship Points dove questi vengono assegnati non in top a potenza di 2 ma a vittorie. Capisco ovviamente la necessità di costituire top ristrette dove venga premiata la resistance (la percentuale di vittoria degli avversari contro cui gioco ad un torneo e, se necessaria, la stessa percentuale ma applicata agli avversari dei miei avversari. Questi numeri percentuali diventano determinanti per stabilire le posizioni in classifica di giocatori con lo stesso punteggio - ndr).
Maturare uno score di 8-4 facendo prima 8-0 e poi 8-4 è diverso dal fare 0-4 e poi 8-4, perché chiaramente il livello degli avversari che avrò affrontato, in questo secondo caso, sarà stato tendenzialmente più basso rispetto al primo. La resistance va tuttavia a determinare anche situazioni di fortuna che non sono piacevoli.
Credo che sarebbe interessante sperimentare e, personalmente, sono sempre molto favorevole a questo aspetto. Mi fido della gente che lavora dietro le quinte di tutti questi aspetti organizzativi e gestionali del circuito, quindi in generale accetto i cambiamenti che ci vengono di volta in volta proposti, questa è una mia idea di base. Tuttavia c’è una cosa che davvero rimpiango, dal tempo della sua rimozione: la CP bar.
Mi piaceva molto che esistesse una soglia di punteggio alla quale fosse necessario arrivare per essere qualificati al Mondiale. Non mi piace assolutamente invece la tossicità del dover sperare che qualcuno faccia male/bene affinché la classifica continentale viri in una direzione che favorisca il mio entrare/rimanere in posizione utile per la qualifica. Non è bello che l’80esimo riesca a qualificarsi e l’81esimo no, a mio parere.
Preferisco di gran lunga avere un tetto di CP, anche molto alto, che però premi in modo preciso e rigoroso.
Sono stato vicino ad amici la cui qualificazione mondiale, in questi ultimi due anni in cui è stato adottato il sistema delle top continentali, è stata determinata fondamentalmente all’ultimo e sul filo del rasoio. Posso assicurarvi che il quantitativo di stress/tensione/nervosismo che si avverte non è piacevole né facilmente gestibile, e soprattutto per niente sana. Non è bello “rubare” il posto a qualcun altro, è bello invece che ogni giocatore, che nel corso della stagione se lo sia meritato, ci arrivi. Infine, se la CP bar consente di intavolare una sorta di positiva “gara con te stesso” sulla base della quale riuscire ad armonizzare anche gli impegni di studio/lavoro, e le relazioni, il sistema attuale invece può potenzialmente portare ad un controllo costante e tossico della classifica, specialmente nelle fasi finali di stagione, generando quelle dinamiche di stress di cui ho da poco parlato. Il ritorno alla CP bar lo chiederei assolutamente a gran voce.”
Cuore competitivo
“Raccontaci adesso di una tua sfaccettatura, anche psicologica o di carattere, da giocatore competitivo, di cui vai “fiero” e di un’altra che vorresti migliorare o sulla quale vorresti poter lavorare nei tempi a venire.”
“Mi viene semplice, in realtà, questo tipo di analisi, perché ragiono molto su come poter migliorare costantemente. Quindi potrei dirti che è proprio questa la caratteristica di cui vado più fiero: voglio sempre migliorare e questo mi porta ogni volta a cercare di limare dettagli, imparare dai giocatori più forti. Ho una grande sete di far meglio, di vincere. È qualcosa a cui attribuisco molta importanza per chiunque si approcci al mondo del competitivo, o quantomeno per chiunque lo faccia con il reale obiettivo di diventare il giocatore più forte di tutti.
Invece, un aspetto che senz’altro avverto di dover migliorare riguarda qualcosa che ho capito di avere e che mi ha stranito un po’, perché a livello calcistico (Nicolò gioca abitualmente anche a calcio - ndr) funziono totalmente in maniera opposta. Si tratta di questo: nel momento in cui mi sono ritrovato “sotto i riflettori” (magari in streaming durante una partita importante) in modo chiaro e preciso, quando mi stavo giocando anche molto a livello torneistico, ho sempre fatto molta fatica a gestire la tensione. In generale non è che abbia fatto “cattiva figura”, però sento di aver abbassato il livello delle mie giocate in quei momenti, e questa è una cosa che chiaramente non va bene, perché lì ho fatto prevalere la paura di perdere rispetto alla voglia di vincere. Così non deve andare. Devo migliorare la gestione di questo aspetto, perché finora penso di aver perso una grande quantità di partite in momenti importanti che mi avrebbero quindi portato a maturare risultati altrettanto importanti.”
“Da giocatore competitivo io stesso, penso che Pokémon possa aiutare a far conoscere aspetti psicologicamente rilevanti della nostra persona: c’è qualche caratteristica di questo tipo che hai “scoperto” (o che stai scoprendo) in questi anni?”
“Penso che la risposta a questa domanda possa collegarsi benissimo a quella precedente: una caratteristica che molti hanno e che però fanno fatica ad ammettere è un po’ la paura del successo. È un argomento che porta con sé anche un abbondante strascico di studi di stampo psicologico. Sembra una cosa un po’ assurda e paradossale, ma esiste, e mi sono reso conto di averla anch’io, anche in altri campi: laddove, anche a livello lavorativo, avrei potuto sfondare in determinati ambiti, c’è sempre stata un po’ di paura del successo di cui non mi ero mai reso conto. Quando - “caricandomi molto” in situazioni sportive (anche calcistiche) in cui ti giochi il tutto per tutto e o sei dentro o sei fuori - sentivo di dare il meglio di me, ero convinto di non avere questa paura, non mi è mai davvero neanche passato per la testa. E invece, grazie al competitivo, mi sono reso conto di avere questo limite che mi frenava, anche dal punto di vista lavorativo: quando c’era tanto in gioco ottenevo risultati di livello inferiore, senza riuscire ad essere la versione migliore di me stesso, cosa che invece è importante essere, così come ha riportato Edu (Cunha - ndr) nella sua intervista. Ha detto esattamente questa frase e mi rivedo molto in questo concetto.
Tornando alla paura del successo, penso che psicologicamente avvenga questo: se tu dai il massimo per puntare ad un obiettivo preciso, e non ci riesci/non ci arrivi, è un fallimento ed è un fallimento “grave”, proprio perché tu hai dato il massimo; se invece mentalmente ti “freni” tu stesso e non riesci ad arrivare al massimo proprio virtù di questo freno, hai di conseguenza una sorta di scusa/alibi per non avercela fatta. E questo meccanismo di autosabotaggio è davvero difficile da sbloccare. La trovo una dinamica molto interessante dal punto di vista mentale: il competitivo porta davvero alla luce anche aspetti emotivi di questo tipo, e ti consente al contempo di affrontarli.”
“C’è qualcosa che vorresti dire al piccolo Nicolò che gioca nella sua camera con la console in mano e
sotto le coperte, sognando di volare sul suo Altaria (è il suo preferito - ndr) ?”
“Mi sento molto contento rispetto al mio cammino di crescita durante gli anni, di tutto quello che ho fatto.
Ho qualche rimorso, rimpianto, o comunque qualcosa che avrei potuto fare meglio, però guardo con benevolenza a quello che è stato il mio percorso. Quindi in realtà andrei vicino a lui e gli direi di continuare così, di vivere la vita esattamente per come la sente, e che alla fine funzionerà.”
“Sogni e prospettive per il futuro.”
“Io voglio diventare il migliore, voglio quindi continuare a migliorare, a giocare sempre meglio, e a realizzarmi al meglio dal punto di vista competitivo; voglio continuare a divertirmi, a girare il mondo. Avere la fortuna di farlo con questo gioco la reputo una cosa meravigliosa.
La mia carriera lavorativa, al di là del VGC, mi piace e mi diverte altrettanto (sono un insegnante privato) : mi piace costruire rapporti con gli studenti e aiutarli nella loro crescita, aiutarli a migliorare in qualcosa a cui tengono, e in cui si sentono “difettosi”. Mi piace quello che faccio e voglio continuare a farlo; la stessa cosa riguarda le relazioni per me significative, con la mia fidanzata e i miei amici. Spero di continuare ad andare nella stessa direzione, ma sempre meglio. Se non tentassi di migliorare in ogni singolo aspetto, non sarei io, minimamente.”
Encore
“Un consiglio che daresti a tutti i nuovi giocatori o a quelli di vecchia data che, con l’avvento di Champions, hanno cominciato/ricominciato a giocare o vorrebbero farlo, magari anche attraverso la partecipazione a un Major.”
“Cercare in primo luogo e assolutamente di divertirsi, perché tutto deve partire da lì: vai a fare qualcosa che ti diverte, ti piace, ti dà soddisfazioni; di conseguenza ci metti più impegno e lo fai sempre meglio.
Inoltre, davvero, non avere paura di tuffarsi in questo mondo competitivo: la community è forse la parte migliore in assoluto di questo gioco. Si trova sempre un modo per trovarsi bene, sempre. Chiunque è in grado di inserirsi, divertirsi e, prima o poi, magari anche avere successo dal punto di vista competitivo.
Con un po’ di intraprendenza è possibile attingere a piene mani da questo mondo.
Uno dei miei più cari amici, conosciuti tramite questo gioco, è andato al suo primo torneo - Special di Bologna 2024 - senza conoscere nessuno: è andato sul balcone della venue e, per caso, ha incontrato forse la persona più “titolata” (nel senso di “piena di riconoscimenti competitivi” - ndr) presente all’interno del torneo intero; gli ha detto, scherzando: “Ciao! Ma è il primo torneo anche per te?”
Per non parlare del fatto che tu Fausto, dopo il torneo, l’abbia trovato su Instagram e gli abbia scritto, e di come questo abbia creato un incredibile effetto valanga (Nicolò sta qui facendo riferimento all’inizio della “storia competitiva” del caro amico Andrea Nesti, che abbiamo in comune - ndr).
Questo è infatti anche un tuo grande merito: tu sei una di quelle persone che rendono la community bella e inclusiva, come la descrivevo prima.”
(Ringrazio anche qui Nicolò per quanto ha espresso su di me, è un grande piacere e un onore)
“Infine, un messaggio per tutti gli appassionati e i giocatori della community che stanno leggendo quest’intervista.”
“Ciò che direi loro è soprattutto questo: siate intraprendenti ed esplorate il mondo del competitivo Pokémon.
Ha DAVVERO tanto da offrire, non perdetevelo: entrateci fino in fondo e prendete il volo!”
“Caro Nico, grazie per il tuo tempo, e che il Ventoincoda del tuo Altaria possa portarti in alto oltreoceano, nel teatro dei Mondiali di San Francisco!”


Jiro Sasumo

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