ROAD TO SAN FRANCISCO: Leonardo Bonanomi

AquaDex Entry N°3: "A 30 anni non sei un fossile: devi fare ciò che ti rende felice, senza avere alcun rimorso"

INTERVISTA

Elena La Verde

8/3/202615 min read

Nel VGC Pokémon ci sono giocatori che diventano famosi per una singola impresa. E poi ci sono giocatori che, torneo dopo torneo, anno dopo anno, diventano un punto di riferimento.

Leonardo Bonanomi appartiene a uno dei questi: un punto cardine consistente nel panorama competitivo italiano.

Dal 2016 ad oggi, ha attraversato diverse ere del competitivo Pokémon: dai primi local ai grandi eventi internazionali, passando per cambiamenti radicali nel formato, nel modo di allenarsi e nella crescita della scena competitiva. In un ambiente in cui le regole cambiano di continuo e le generazioni sfumano l’una nell’altra, il suo nome è rimasto una certezza incisa nel tempo: tra i giocatori capaci di competere ai massimi livelli.

Ma cosa significa davvero restare competitivi per un decennio? In questa intervista, Leo mi racconta e si racconta, ripercorrendo il suo percorso, tra passato e presente, tra luci ed ombre, dai momenti di elevata competizione alla gestione delle avversità, dalle lezioni apprese con l’esperienza fino al profondo valore umano del competitivo, spiegando quale sia la mentalità giusta da avere dietro a tanta costanza e come sia possibile essere così resilienti nel corso del tempo.

In questo ponte tra ieri e oggi, con un decennio di carriera a fargli da bussola, e con la maturità dei trent’anni, Leo guarda al futuro, ricordando da dove è partito, ma naviga il presente, respirando nuove consapevolezze.

Verso San Francisco: tra la preparazione ai Mondiali e l’analisi della season

Ciao Leo! Siamo in estate. Per la maggior parte delle persone significa periodo di vacanza, eppure per un giocatore della tua portata significa preparare il Mondiale, ormai alle porte. Come te la stai vivendo, sia dal punto di vista fisico che mentale?

La sto vivendo in modo abbastanza normale. Manca un mese: la data in teoria è ancora lontana, ma in realtà è dietro l’angolo. Dal punto di vista della preparazione, so cosa voglio portare, ma continuo a giocare e testare ogni giorno.

Il formato si muove in fretta in queste settimane. Non gira solo intorno alle Mega, ma anche ai singoli Pokémon: c’è stata la settimana di Venusaur, adesso è la settimana di Glimmora. Abbiamo avuto anche la settimana dove giravano solo Sand Team. Anche molti set e strumenti tendono a variare sugli stessi Pokémon in base a cosa gira in quel momento. Per cui, staremo a vedere.

Oltre all’aspetto puramente agonistico, i Mondiali sono anche un’occasione per viaggiare. Con quale spirito affronti la trasferta a San Francisco?

Sono focalizzato sull’obiettivo sportivo.

Wow! Ammetto di essere rimasta stupita. Non prevedi una mini “pausa” americana, se così vogliamo definirla?

Non ho pianificato una vera e propria vacanza. Partirò con Dade (si riferisce a Davide Carrer ndr.) il martedì prima della gara e rientrerò il lunedì successivo. L’idea è staccare dal jet lag, entrare subito in clima torneo, dare il massimo e poi rientrare. Per me San Francisco sarà al 100% un’esperienza agonistica; l’eventuale stacco estivo lo farò in altre occasioni.

Hai avuto una lunga stagione, che personalmente ho seguito molto, insieme al resto del team. Guardandoti indietro, come valuti il tuo percorso di qualificazione al Mondiale di quest’anno? Puoi dirti soddisfatto?

È stata una buona stagione complessiva: ho chiuso 23° nel ranking europeo con oltre 1000 Championship Points, qualificandomi al Mondiale con un buon margine.

Se mi guardo indietro, posso dire di aver cominciato bene. L'inizio tra settembre e ottobre è stato molto positivo. Tra la fine dell'autunno e la primavera ci sono stati alti e bassi, dovuti sia a impegni personali sia al fatto di non aver trovato subito un feeling perfetto con l'evoluzione dei formati.

La vera svolta è arrivata dopo l’EUIC di Londra. Nella seconda metà della stagione abbiamo tutti avuto un periodo di stallo perché attendevamo l’uscita di Pokémon Champions, ma nel frattempo, continuavamo a giocare ancora con i vecchi regolamenti di Scarlatto e Violetto, seppur agli sgoccioli.

Eravamo in Reg I, un formato in cui mi sentivo a mio agio. Per cui, ho puntato su un team solido, giocandolo con continuità e sono riuscito a dare il meglio, arrivando in Top4 al Regionale di Praga. Da lì, ero ormai già qualificato per il Mondiale. Per questo motivo, a Utrecht ho deciso di non andare: non ne avevo bisogno. Torino invece è stato un banco di prova particolare, arrivato quasi all'ultimo, ma in generale mi lascia spunti di riflessione utili per il futuro.

Da Scarlatto e Violetto a Pokémon Champions

Lo hai già accennato. Nel corso dell’anno, siamo passati alle ultime Reg della generazione di Scarlatto e Violetto a Pokémon Champions, con il ritorno in auge delle Megaevoluzioni. Come hai vissuto questo passaggio? È stato uno schock o una ventata di aria fresca?

È stata una ventata d'aria fresca fondamentale. Il modo di giocare è radicalmente cambiato. Personalmente non critico mai a prescindere le meccaniche imposte dal gioco, ci viene dato un regolamento e ci si adatta, ma la Teracristal creava dinamiche di mindgame e 50/50 talvolta estremi, dove la pianificazione posizionale poteva essere stravolta dal cambio improvviso di tipo di un Pokémon. Alcune cose erano davvero senza senso: dovevi trattenerti dal tirare Bruciapelo perché il bersaglio poteva diventare tipo Spettro, già giochi tutta la partita posizionandoti in un certo modo, poi un Pokémon Acqua diventa Fuoco…boh, mi convince poco.

Le Mega, invece, restituiscono una struttura più solida e leggibile. Le avevo giocate già in VGC 2018, probabilmente male, ma sono contento che siano tornate (ride ndr). Trovo molto ben bilanciata l'introduzione progressiva dei Pokémon sulla piattaforma: alcune novità sulla carta devastanti si sono rivelate gestibili, mentre altre opzioni meno quotate all'inizio, come Mega Staraptor, o Mega Raichu, un po’ più di nicchia, hanno dimostrato di poter dire la loro.

E su Pokémon Champions in generale: per la prima volta un Mondiale non sarà su un titolo di gioco vero e proprio, ma su una piattaforma totalmente dedicata al competitivo?

Quella roba lì è incredibile. Vuoi sistemare un Pokémon? Lo fai in un secondo. Hai bisogno di un Pokémon? Non devi prenderlo dai giochi vecchi e fare venti uova: lo trovi al pascolo e hai risorse praticamente infinite. E poi, è davvero bello anche da giocare, questo va detto.

Ora la ladder in Battle Spot è anche molto più frequentata. Molte innovazioni si vedono anche lì, anche se siamo in Bo1 (Best of One), con roba che magari è un po’ esotica, ma che effettivamente può funzionare ed essere riadattata anche in Bo3 (Best of Three), facendo qualche modifica al set. Ovviamente non mi riferisco alle gimmick tipiche da Bo1.

Il possibile meta del Mondiale

Entriamo nel tecnico. Attualmente giochiamo Reg M-B. Rispetto alla Reg M-A, sono state introdotte nuove Megaevoluzioni. Hai notato grandi stravolgimenti in termini di archetipi, che si sono evoluti o venuti a delineare nel nuovo regolamento?

All’inizio si è cercato di sperimentare con i nuovi Pokémon introdotti, ma alla fine non è andata, in primis perché alcuni di questi non sono all’altezza di quello che c’era già in giro, altri invece potrebbero dire la loro, ma solo se usati in certe condizioni. Per cui, sicuramente al momento gli archetipi rimasti più in uso restano i BigSix e i Camerieri. Anche i team con Lycanroc e Froslass sono in circolazione. Hanno avuto la loro esplosione i Rain Team con Mega Swampert. Altri team che erano forti in Reg M-A, come quelli usati da Ciccio e Rios durante il NAIC, si rivelano validi anche adesso, e presentano solo qualche modifica nei set: ad esempio, è stata messa l’Assorbisfera su Garchomp.

Secondo la tua esperienza, alcune Megaevoluzioni attualmente a basso usage o nuovi archetipi hanno il potenziale per emergere a sorpresa sul palco mondiale di San Francisco?

Sono un po' dubbioso, perché in un formato che cambia rapidamente è sempre complesso fare previsioni a lungo termine, non so come arriveremo ai Mondiali.

Secondo me le Mega più consistent arriveranno in fondo. Mi aspetto che in Top Cut ci saranno dei Charizard. Anche se non lo so, perché tutto è possibile! Per dirti, la settimana scorsa c'è stato il Victory Road e in Top Cut era pieno di Staraptor. Non vorrei che sia "fumo negli occhi", nel senso che è la call del momento: due archetipi forti ce l'hanno, hanno giocato tutti quelli ed eliminato gli altri.

Sicuramente mi aspetto che qualche roba di nicchia arrivi in fondo. Oppure roba forte al momento giusto, come può essere Delphox in altre comp che non siano i Camerieri. Ultimamente, si vede spesso Delphox circolare nei team con Glimmora. Secondo me, può dire la sua.

Mi aspetto sicuramente che torni Floette, perché adesso Floette ha un usage bassissimo. Attualmente, è giocato solo da un archetipo, ovvero Big Six. Anche i Camerieri l’hanno droppato per Blastoise. Resta però oggettivamente molto forte! Ha una pressione offensiva con Luce Nefasta (Light of Ruin) tale da renderlo un fattore determinante nelle mani giuste. Secondo me, ai Mondiali lo rivedremo.

È difficile fare pronostici, visto quanto racconti il formato instabile: una settimana c’è una cosa, la settimana dopo un’altra.

Sì, è molto instabile. C’è però anche una parte solida: team come Big Six, AeroZard e i Camerieri restano comunque affidabili, con un matchup neutro o al massimo leggermente sfavorevole contro il resto. Alla fine, la differenza la fa molto il giocatore, come sa giocare e si adatta.

E poi Mondiali sono un formato strano di per sé: mi aspetto al 100% che ci saranno una o due call a sorpresa, come ogni anno – la classica cosa che vedi in streaming e pensi: “Ma, questo è un genio! Questa roba è fortissima, come ho fatto a non pensarci!”. Mi ricordo alle Hawaii, ai Mondiali del 2024, uscirono fuori dal nulla Solcoferreo (Iron Treads) e Capoferreo (Iron Crown) che counteravano Miraidon e fino a quel momento non erano stati molto usati. L’anno scorso, invece, c’è stato il periodo di Dragonite con Bendascelta (Choice Band) all’interno del team Caly-Zama, che ha fatto molto bene.

Sono cose che, se hai un bell’occhio e analizzi bene gli ultimi giorni prima del torneo, puoi anche prevedere, ma capire quando rischiare di stravolgere una squadra già pronta è un altro discorso.

Vedremo. Vedremo. Di solito il meta dei Mondiali è sempre interessante.

Discutendo sui gusti personali

Parlando sempre di Megaevoluzioni, qual è la tua preferita di sempre, guardando puramente al design e all’affetto personale, senza considerare la forza nel meta?

Sul design ho un approccio molto pragmatico: ammetto che l'estetica pura mi lascia abbastanza indifferente e mi è un po’ passata verso i sedici anni. Molte novità che escono oggi, a pelle, sinceramente, non mi convincono molto a livello di bellezza estetica. Poi però le gioco, ne riscontro la forza sul campo, e finisco per affezionarmici comunque. È il caso di Floette, per dirne una: il design, diciamocelo, è discutibile: è un fiore con quello che sembra un cordone ombelicale a fare da ombrello! Ma appena lo vedi in campo e ti tira metà vita a Charizard con Luce Nefasta, cambi subito idea. Diciamo che mi piacciono i Pokémon forti.

Parlando di meccaniche, qual è la tua preferita in assoluto, che trovi più divertente e stimolante da giocare? Le Megaevoluzioni, le Teracristal, la Dynamax o la Mossa Z? Se vuoi, facciamo una classifica.

Per gusto personale, sia per il divertimento sia per il volume di gioco che mi ha regalato negli anni, amo la Dynamax. Se invece parliamo di bilanciamento tecnico, credo che la Mosse Z sia la meccanica più equilibrata. Quindi la mia classifica di gradimento personale è: Dynamax, Mosse Z, Megaevoluzioni, infine le Teracristal.

E Pokémon preferito di sempre? Puoi dirmelo anche pensando solo all’utilità competitiva, visto che al design puramente estetico non ci dai peso.

Vero (ride ndr). Se devo pensare a quando ero piccolo, per pura estetica ti avrei detto Dragonite. Crescendo, per utilità competitiva, ti posso dire che il mio preferito resta Mimikyu, perché è forte.

Gli inizi: dal primo Local ai Mondiali in un anno

Facciamo un salto indietro nel tempo. Ripensando agli inizi, quando è nata la tua passione per il competitivo e cosa ti ha spinto a competere? C’è stato in particolare un modello che ti ha ispirato o qualcuno che ammiravi particolarmente?

Ho sempre seguito Pokémon e ho iniziato a giocare con Pokémon Oro. L’illuminazione per il competitivo vero e proprio è arrivata nell’estate del 2016. Ero a casa, senza niente da fare, e mi sono guardato tutti e tre i giorni dei Mondiali. Il formato di quell’anno non era il massimo, ma il torneo in sé è stato bellissimo: l’enfasi e la foga dei commentatori, mi ricordo Aaron Zheng che faceva le previsioni del tempo vere e proprie; poi i match, le sfide all’ultimo respiro, predict contro predict, tra chi indovinava le mosse dell’altro. Alla fine ha vinto Wolfe Glick, ed è stato incredibile, perché ha coronato un pezzo di carriera che non è finita lì. A fronte di tutto questo, ho pensato: “Voglio provarci anch’io. Voglio vivere quelle stesse emozioni”.

Ho iniziato a giocare poco dopo, mi sono informato sul circuito e a settembre ho fatto il mio primo local a Milano. Senza nemmeno farlo apposta, a volte quando ci si mette il destino, la prima persona, in assoluto, con cui abbia mai parlato a un torneo dal vivo, è stato Dade, Davide Carrer. Oggi è un mio grande amico, oltre che uno dei player che stimo di più. Per quanto riguarda l’esito quel torneo, beh, l’ho perso, mi pare 2-4, ma ero comunque felicissimo.

Insieme a Dade, quel giorno abbiamo conosciuto Roberto Ceglia, Luigi Cozzolino e Federico Superti, e insieme abbiamo aperto una chat di gruppo chiamata “Team Delta” — il primo gruppo di amici di cui abbia fatto parte nel gioco. Era esattamente quello che cercavo: altre persone con cui giocare e fare team building, con cui condividere una passione, e creare un bel gruppo di amici.

Non pensavo minimamente ai Mondiali, quell’anno lì: per arrivarci serve un livello di esperienza che di solito ci si costruisce nel tempo. E invece è andata che, esattamente un anno dopo aver visto quello streaming, ero io ai Mondiali – e al Round 3 mi sono ritrovato in streaming, dove ho perso una partita molto sentita perché ero straemozionato. È stato comunque bellissimo lo stesso.

Vorrei sottolineare la tua tempistica: a settembre del 2016 eri a fare il tuo primo torneo local, nel 2017, l’estate successiva, eri già sul palco dei Mondiali.

Sì. Ho iniziato giocando tornei locali, poi ad aprile 2017 ho vinto il mio primo Special. Da lì ho accumulato i punti necessari per la qualificazione e, esattamente un anno dopo aver visto i Mondiali del 2016 da spettatore sul divano, mi sono ritrovato a disputare i Mondiali 2017 ad Anaheim, persino in diretta streaming.

Wow, chapeau! In un anno hai fatto quello che a molti richiede molto più tempo. Ammiro la tua determinazione e costanza. Ti sei posto un obiettivo e hai fatto di tutto per raggiungerlo. C’è solo da imparare.

Hai ragione. In parte non è stata solo fortuna. È stato soprattutto duro lavoro. Anche se, devo essere onesto, la mia filosofia non è mai stata “voglio arrivare al Mondiale a tutti i costi”: faccio le cose perché mi piacciono, perché mi diverto, e quello che arriva, arriva. Quell’anno ho giocato moltissimo, mi sono chiuso a studiare e migliorare, e i risultati sono arrivati con le mie forze.

La porta dei Mondiali si è aperta davvero solo dopo aver vinto lo Special di Lione, che mi ha dato abbastanza punti per poterci puntare.

È andata bene anche per un altro motivo: nel 2017 la soglia di qualificazione era altissima, servivano 500 punti, e all’epoca non era come oggi: davano pochissimi punti e si faticava parecchio per guadagnarli. Chi non aveva fatto un Internazionale – io non l’ho fatto – partiva praticamente già in svantaggio. Per dirti, con la vittoria dello Special ne avevo presi 130, che oggi varrebbero grosso modo un Top 32. Era molto difficile, bisogna dirlo. Alla fine chi gestiva il circuito si accorse che la soglia era troppo severa e la abbassò a 400: con 435 punti, mi sembra, mi sono qualificato. Possono dire quindi che sì, è andata bene, voglio dire…bravo me, ci sta! (ride ndr.)

La mentalità: le lezioni apprese sul campo di gioco

Come nella vita, anche nel gioco, spesso quando ci si ritrova sotto i riflettori, si tende ad essere sotto pressione. Come gestisci il vortice di emozioni quando sei al Mondiale o ad un torneo importante, quindi lo stress, l’ansia, ma anche l’adrenalina, l’euforia e la voglia di vincere? E prima di una partita importante, hai delle routine scaramantiche o particolari?

So che potrei sentire la pressione, ma so anche che devo fare del mio meglio per rendere al massimo. Ho voglia di giocare e di divertirmi, e per me questa è già una cosa importante: se affronto un torneo controvoglia, come fosse un dovere, il gioco non funziona più – non è così che lo concepisco. La mia mentalità da torneo è: voglio giocare, voglio divertirmi, e il risultato arriva di conseguenza. Cerco di restare tranquillo, anche se non è mai semplice, perché ci sono tanti fattori che possono andare storti.

La musica mi aiuta molto a restare centrato: l’ascolto è praticamente la mia unica vera routine pre-torneo.

E come si gestisce mentalmente quando una partita gira male per un colpo sfortunato di RNG? Direi che il VGC insegna a gestire la frustrazione, gli imprevisti e le situazioni che non puoi controllare.

Secondo me è soprattutto una questione di esperienza. Negli anni ho imparato che quando succede qualcosa di negativo devi riuscire a rimanere tranquillo e andare avanti. Ovviamente capita di arrabbiarsi. Ci sono state partite dove ho giocato male, dove magari il torneo poteva ancora essere recuperato e invece ho perso la calma e ho buttato via delle occasioni. Però poi impari.

Il punto è non permettere a una partita andata male di rovinarti tutto il resto. Devi pensare: “È successo, andiamo avanti”. Una partita alla volta, cercando di rimanere lucidi per il game successivo, senza trascinarsi dietro il nervosismo.

Da dove nasce questa mentalità? L’hai appreso sul campo da gioco o dalla vita di tutti i giorni?

Ho imparato dai miei errori.

Il mio modo di reagire probabilmente è sempre quello: magari mi posso anche arrabbiare all’inizio, poi però vado avanti. Diciamo che è il mio metodo. Ognuno ha il suo.

Il valore del gruppo: il ruolo del Team Aqua e della community

Nel VGC nessuno vince da solo. Quanto è importante per te far parte del Team Aqua come giocatore? In che misura il gruppo umano del team e in generale la community hanno contribuito alla tua formazione finale, sia come player che come persona?

Il gruppo è determinante. Il VGC è un gioco individuale al tavolo, ma la preparazione che c'è dietro è al 100% un lavoro di squadra. Serve un ambiente costruttivo sia dal punto di vista tecnico (confronto sui set, test di matchup, analisi dei dati) sia dal punto di vista umano.

L'ingresso nel Team Aqua è arrivato in un momento particolare della mia carriera, successivo ai Mondiali del 2018, in cui avevo bisogno di nuove motivazioni. Rappresentare una maglia, confrontarmi con compagni di altissimo livello e vedere il team crescere fino a diventare una vera e propria struttura professionale è stato un grande stimolo. A questo affianco il valore inestimabile del mio gruppo storico di amici e testing partner: le esperienze condivise nei viaggi e nei tornei sono ricordi che ti rimangono per sempre, sono esperienze che restano per la vita, ben oltre i risultati nei tabelloni.

Dieci anni di carriera e la maturità dei 30 anni

Sei un grandissimo giocatore con una carriera decennale alle spalle, e anche quando il mondo si è fermato per la pandemia di Covid-19 e i tornei dal vivo sono venuti meno, tu hai avuto dei risultatati importantissimi. Ricordo quando hai vinto la Global Exhibition del 2021 – ci hai fatto emozionare.

Sei uno di quei giocatori che io definirei consistente, non solo in termini di risultati raggiunti, ma anche in termini di presenza nei maggiori tornei internazionali. Da dieci anni a questa parte, non hai mai mancato un Mondiale. Chiunque, dopo dieci anni, avrebbe mollato. Ma tu non lo hai fatto. A fronte di tutto questo, cosa ti spinge, a continuare a giocare a Pokémon e a mantenere livelli così alti? C’è qualcosa che va al di là della semplice passione?

Cos’è davvero che non ti ha mai fermato dal competere e che ti rende di fatto uno dei giocatori più consistenti nel panorama italiano?

Il segreto sta nell'equilibrio. Nella mia carriera ci sono stati momenti in cui ho staccato e ho avuto alcune pause: durante la pandemia, ad esempio, ci sono stati mesi in cui non ho giocato per niente; oppure anche un altro anno, ho giocato poco, per motivi personali.

E quelle pause mi hanno insegnato una cosa: Pokémon è una parte importante della mia vita. È una passione competitiva che non mi pesa, ma che mi piace, mi diverte e mi fa stare bene.

Credo che nel momento in cui riesci a trovare il giusto equilibrio, la passione non si esaurisce mai.

Giusta osservazione. Spesso si sente dire che arrivati a trent’anni bisognerebbe dedicarsi ad altro, per “lasciare spazio ai più giovani”. Tu cosa ne pensi?

Secondo me è una narrazione sbagliata. A trent’anni anni non sei un fossile: devi fare ciò che ti rende felice, senza avere alcun rimorso. Sono dell’idea che ognuno deve fare ciò che lo rende felice.

Ma se a trent’anni una persona vuole andare ai tornei Pokémon, viaggiare, conoscere gente e fare esperienze, perché dovrebbe smettere?

Il punto è non arrivare un giorno a dire: “Avrei potuto farlo e non l’ho fatto”. L’importante è che una volta raggiunto un certo punto della vita, tu non ti guardi indietro con il rimpianto di ciò che avresti potuto fare. Io, al momento, preferisco vivere questa esperienza finché mi dà qualcosa.

Consigli pratici per chi vuole iniziare a giocare

Che consiglio daresti a chi ha iniziato a giocare da poco, ma vorrebbe iniziare a competere ad alti livelli, e vuole anche emulare il tuo percorso, che da semplice giocatore che ha iniziato nel 2016, è arrivato l’anno dopo al Mondiale?

A chi inizia oggi consiglio due cose: giocare tanto e fare gruppo.

A livello tecnico, l'accesso alle informazioni tecniche è infinitamente superiore rispetto a dieci anni fa, quando io ho iniziato. Ci sono ormai tantissime risorse: le liste aperte, i report dettagliati, lo streaming costante dei top player. C’è anche una scuola di competitivo tenuta dal vivo, come la TARL, che il team svolge due volte all’anno.

A livello umano, invece, potete fare delle esperienze incredibili. Uscite, viaggiate, partecipate ai tornei locali come ai grandi eventi europei: se ne avete la possibilità, godetevi ogni singolo viaggio insieme ai vostri amici. Il VGC è uno strumento fantastico per girare il mondo e creare legami duraturi.

I tempi si evolvono, naturalmente. Dicevi che oggi si ha accesso a molte più informazioni e risorse. Ebbene, quanto è cambiato il modo di giocare e prepararsi per un Mondiale oggi, rispetto a ieri?

Prima di tutto il bacino di giocatori si è allargato tantissimo: una volta, in Europa, un Regionale da 130 persone era già grande, uno da 200 era gigantesco. Adesso arrivano a 700-800 partecipanti come standard, e un Regionale da 400 è considerato piccolo. Da competizione di nicchia il VGC è diventato una scena molto più ampia.

Poi le informazioni: oggi reperirle è molto più facile, ci sono streamer, team report, la possibilità di farsi seguire da giocatori fortissimi, e persino una vera e propria scuola di VGC dal vivo, come la TARL, che citavo prima. Quando io ho iniziato, nel 2016, non esisteva il coaching. I team report c’erano, ma erano quasi tutti giapponesi.

C’è anche il discorso delle liste aperte: una volta, con la lista chiusa, dovevi quasi affidarti al passaparola per sapere chi aveva vinto un torneo e con che sei Pokémon, vedevi la squadra e basta, non conoscevi mosse, nature, oggetti; dovevi farti raccontare tutto da chi aveva seguito lo streaming. Con la lista aperta di adesso, invece, ogni torneo apre e sai subito tutto: squadra, mosse, oggetti, nature. Anche ricostruire un team oggi è molto più facile: prima si partiva sempre da zero.

Navigare il presente con nuove consapevolezze

A volte è più facile dare i consigli agli altri che a sé stessi. Se tu potessi tornare indietro nel tempo, agli esordi, che consiglio daresti al Leo del passato?

Al me del passato direi semplicemente: "Bravo, hai seguito la tua strada in modo naturale". L'unico appunto che gli farei è di non accontentarsi mai nei momenti chiave, perché la differenza tra un piazzamento d'onore e la vittoria finale sta spesso nella fame con cui affronti i turni decisivi.

E guardando avanti: cosa c'è nel futuro di Leo, dentro e fuori dal mondo Pokémon?

Fuori dal gioco cerco di mantenere il mio equilibrio quotidiano, coltivando gli affetti e le mie passioni parallele al VGC.

Dentro il VGC, l'obiettivo per la prossima stagione è continuare a viverla con lo stesso entusiasmo e la stessa libertà di quest'anno. Mi piacerebbe fare un'annata completa a livello di trasferte internazionali, partecipando a tutti e tre gli Eventi Internazionali e toccando mete affascinanti che uniscono gara e viaggio.

Vivo ogni stagione con la consapevolezza e il rispetto per il tempo che passa, ma con una certezza: finché Pokémon mi regalerà queste emozioni, il mio posto sarà sempre lì, a competere ai massimi livelli.

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