
ROAD TO SAN FRANCISCO: Flavio Del Pidio
AquaDex Entry N°4: "Quando inizio la stagione, io già so che mi qualificherò al mondiale"
INTERVISTA
Carmine Cusati
8/7/20267 min read
Prosegue il nostro viaggio attraverso i qualificati ai Mondiali 2026 di San Francisco! Dopo aver ascoltato le voci di chi si affaccia sul torneo con obiettivi e vissuti diversissimi tra loro, arriva il quarto appuntamento di questa rubrica, e con esso un profilo che nel roster occupa un posto a parte. Il circuito Play! Pokémon ha ormai chiuso i battenti su questa stagione. Resta solo l'appuntamento più prestigioso di tutti, quello che chiude davvero l'annata. Ognuno dei giocatori del Team Aqua con la propria storia da raccontare, ed ognuno pronto a misurarsi contro il meglio della scena VGC mondiale.
Per alcuni giocatori, il rapporto con la scena competitiva si misura in stagioni; per altri, in ere intere del gioco. Flavio Del Pidio appartiene senza dubbio alla seconda categoria: dal suo esordio nel lontano 2014, la sua è una storia di costanza straordinaria nel panorama italiano, costellata da sei qualifiche mondiali consecutive (2018, 2019, 2022, 2023, 2024 e ora 2026) e in un risultato di punta come la Top 32 all'EUIC. Eppure, parlare con Pado significa scontrarsi subito con un'esigenza ben definita: per lui competere seriamente sin dal primissimo torneo locale era un imperativo, non un'opzione. Un'esigenza verso sé stesso che, come vedremo, non si è mai affievolita.


toriyufu
Una stagione turbolenta: "Com'è andata quest'anno?"
Alla domanda su come sia andata la stagione, Flavio non usa mezzi termini: "Questa stagione competitiva non è stata al massimo di quello che potrei dare, visto anche le stagioni passate. Diciamo che è stata un po' turbolenta." Un giudizio severo, che va contestualizzato: l'annata era iniziata nel migliore dei modi, con una Top 16 a Danzica che sembrava aprire la strada a una stagione di alto livello. Il vero punto di svolta, in negativo, arriva più avanti, con l'EUIC: da un solido 10-1 la sua corsa si chiude a 10-3, a un passo dal top cut che pareva ormai a portata di mano. È proprio quel torneo, paradossalmente, il picco della sua stagione: la delusione, spiega, non riguarda tanto il risultato in sé, quanto il non essere riuscito a finalizzare un percorso che sembrava già scritto, lasciando l'amaro in bocca di un'occasione sfumata all'ultimo. A pesare ulteriormente sul bilancio complessivo dell'annata c'è poi la perdita dei Travel Award, che nelle stagioni passate erano ormai diventati quasi un'abitudine consolidata, sia agli Internazionali che al Mondiale.
Da VGC14 a Pokémon Champions: "Cosa cambia rispetto al passato?"
Sul passaggio dalla contorta Regulation I di Scarlatto e Violetto alla più snella Regulation M-A di Champions, Flavio si dice a suo agio: l'adattamento è stato rapido proprio perché il nuovo meta, meno variegato rispetto a quanto abituato in passato, si presta a uno studio più rapido ed efficace. Una scelta di design, secondo lui, tutt'altro che casuale: Champions è stato semplificato sia per la sua natura di app mobile sia per essere più accessibile al giocatore casual, due esigenze che secondo Flavio vanno di pari passo.


5ban Graphics
"Ho iniziato a giocare nella fase finale di X ed Y, dopo il Mondiale 2014, e poco dopo è uscito ORAS." Un percorso lungo più di un decennio, che lo ha portato ad attraversare praticamente ogni generazione competitiva fino a Spada e Scudo, e che gli permette oggi un paragone insolito rispetto ai giocatori più giovani della scena: Champions, dice, gli ricorda per certi versi VGC14 e VGC15, epoche in cui la Megaevoluzione rappresentava la meccanica cardine attorno a cui ruotava l'intero formato. Lo stile di gioco però è cambiato radicalmente da allora, complici i nuovi protagonisti del meta attuale, Kingambit, Sneasler, Basculegion, Gholdengo, Crinealato, che portano in dote mosse e dinamiche molto più "rotte" rispetto a quanto Flavio ricordi dal passato. A trovarlo invece più equo, in un confronto tra epoche diverse, sono i nerf agli status: la paralisi totale che scatta solo un ottavo delle volte, il congelamento limitato a un massimo di tre turni, entrambi cambiamenti che secondo lui hanno reso il gioco più leggibile. Ma il vero spartiacque, quello che a suo dire ha ridisegnato interi archetipi, è il cambio nella gestione della velocità dinamica: fino a Sole e Luna le Megaevoluzioni agivano nel turno di trasformazione ancora con la velocità della forma base, mentre da Ultrasole e Ultraluna in poi agiscono già con la nuova velocità acquisita, un dettaglio tecnico apparentemente minore, ma che da solo ha ridisegnato l'utilizzo di Mega Metagross nel competitivo.
Sempre in cerca della vittoria: "Da dove nasce questa esigenza?"
Chiedo a Flavio se, lungo una carriera competitiva iniziata nel 2014 e arrivata fino a qui nel 2026, ci sia stato un vero momento di svolta tra i tornei locali casual e la competizione ad alto livello. La risposta arriva quasi come una rivelazione sul proprio carattere, più che sul proprio percorso: "Mi ricordo che anche all'inizio, proprio al mio primissimo torneo, mi ero impegnato molto a vincere quel torneo di Roma. Tra l'altro era un torneo di 50 persone… e feci Top 8. Se mi piace il gioco, la competizione, provo sin da subito ad avere dei risultati." Un'indole competitiva, insomma, che secondo le sue stesse parole non ha mai avuto bisogno di un vero "interruttore" per accendersi. Non che siano mancati, lungo il percorso, anche momenti più leggeri e meno orientati al risultato: nel 2017, tra local infrasettimanali organizzati insieme agli amici, capitava spesso di portare squadre pensate esclusivamente per divertirsi e sperimentare, lontane dalla serietà dei tornei ufficiali. Uno di questi episodi resta impresso più di altri: durante una tempesta di neve a Roma, Flavio e il suo gruppo di amici si presentarono al torneo con una squadra a tema grandine al completo, con Mega Abomasnow e Scendineve in prima linea, quasi a voler rendere omaggio al meteo del giorno.


Naoyo Kimura
Non stupisce, alla luce di questo aneddoto, la sua storica predilezione per i Weather Team: il suo Pokémon preferito in assoluto è infatti Politoed, reso rilevante dal punto di vista competitivo dall'abilità Piovischio, ed è proprio da questo legame che nasce un'affinità di lunga data con i Rain Team, che lo ha accompagnato per gran parte della sua carriera. Un'eccezione a questa regola resta il Regionale di Birmingham di Regulation G, dove portò invece una squadra Sun basata su Groudon e Jumpluff, chiudendo comunque con un rispettabile piazzamento in Top 8; anche nell'attuale Regulation M-B, del resto, la sua propensione per la pioggia è tornata puntualmente a galla fin dai primi test con Mega Swampert e Mega Metagross. Guardando avanti, Flavio si augura che la Regulation M-C, dopo alcuni mesi pensati soprattutto per introdurre gradualmente i nuovi giocatori al formato, porti finalmente con sé qualche novità più sostanziosa.
Verso San Francisco: "Come ti stai preparando al grande giorno?"
Con sei qualifiche mondiali consecutive ormai alle spalle, Flavio ammette di non riuscire a individuare un momento preciso in cui realizza di essersi effettivamente qualificato, quasi fosse un esito scontato più che un traguardo da festeggiare: "Da tanti anni gioco a livelli veramente alti: la qualifica ai mondiali per me è qualcosa che ottengo sempre. Io quando inizio la stagione già so che mi qualificherò al mondiale." Punta piuttosto ai Travel Award come vero metro della propria soddisfazione stagionale, ed è proprio la loro assenza quest'anno a pesare più della qualifica stessa come fonte di rammarico. "Non voglio peccare di superbia, ma capisci che giocando i tornei io so che ci arrivo sempre."


5ban Graphics
Dai Mondiali passati, Flavio porta con sé una lezione precisa e ben interiorizzata: la necessità di trovare il prima possibile la squadra più comoda per il proprio stile di gioco, che si tratti di una call originale o del team da battere del momento. "Andare a cercare la call spesso ti porta magari a non riuscire a trovare perfettamente le giocate ottimali. Per dire, io preferisco giocare un team che so giocare molto bene anche se non è innovativo piuttosto che trovare per forza un team nuovo che rompa il meta del mondiale ma che magari non so giocare alla perfezione." Un principio che Flavio riconduce direttamente alla sua Top 16 a Londra 2022, ottenuta con lo stesso team, Zacian Incoronato, Kyogre, Shedinja, Porygon2, Incineroar e Moltres di Galar, con cui aveva già vinto lo Special di Milano, a parte qualche ritocco agli EV lungo il percorso. Resta però il rammarico per la sconfitta contro Eduardo Cunha, poi vincitore del torneo: avesse prevalso in quello scontro diretto, Flavio si sarebbe trovato di fronte tre avversari con match-up estremamente favorevoli sulla strada verso la vittoria finale. "Spero che mi ricapiterà un'altra occasione come questa."
Sul team da portare a San Francisco, Flavio non ha ancora preso una decisione definitiva, ma l'opzione preferita al momento resta una squadra con un buon win-rate con cui dichiara di trovarsi particolarmente a suo agio. Non si aspetta grandi sorprese a livello di squadre del tutto inedite: la vera chiave del torneo, secondo lui, sarà piuttosto indovinare i movimenti dell'usage generale, capire cioè quali archetipi finiranno progressivamente in disuso e quali invece si affermeranno come dominanti. Chiude l'intervista con una riflessione che racchiude bene il peso specifico che attribuisce all'evento: "Il mondiale, avendone giocati tanti, è sempre un torneo diverso dagli altri, per i colpi di scena e le scelte difficili da prendere prima e durante il torneo. Ha un'aura più imponente. Io mi preparerò al meglio per dare il massimo come sempre."


Shibuzo.
Un ringraziamento speciale a Flavio Del Pidio per la disponibilità e la sincerità con cui ha risposto a queste domande, mostrandoci la forza e la determinazione che un grande giocatore deve avere.

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