
L’Odissea dei Mondiali 2026
Cronache di viaggio dalla baia di San Francisco
MAJOR REPORT
Redazione
9/8/202615 min read
Quando il Mondiale Pokémon è diventato un evento da arena globale
Sulle sponde della Baia di San Francisco, dove la nebbia del Pacifico lambisce le campate del Golden Gate, le luci del Chase Center si sono spente sul Mondiale di Pokémon 2026. L'imponente impianto da oltre 18.000 posti — tempio dei Golden State Warriors — ha trasformato la fase finale del torneo in un vero e proprio spettacolo da stadio: tribune gremite, cori, maxischermi giganti e un'atmosfera infuocata del tutto simile a quella delle grandi notti del calcio o dell'NBA. La metropoli californiana va in archivio lasciando la sensazione netta di uno spartiacque: con il debutto di Pokémon Champions e l'esordio dell'hub immersivo Pokémon XP, il circuito VGC e TCG ha definitivamente valicato i confini della nicchia per reclamare il proprio posto nei templi del moderno esport globale.
Quello a San Francisco non è stato un semplice torneo, ma una macchina da spettacolo ad altissima intensità. Un'edizione totale, dove la magnificenza visiva della venue ha dovuto fare i conti con la rigidità di una macchina organizzativa imponente e con la spietatezza di un format di gara che non ha concesso sconti a nessuno. La tensione accumulata tra i tavoli del Moscone Center si è scaricata nell'arena del Chase Center, mettendo a dura prova la tenuta psicologica dei migliori strategist del pianeta davanti agli occhi di uno stadio ruggente.
Ma quando la competizione pura ha preso il sopravvento, il campo ha dato verdetti destinati a rimanere nella storia del competitivo. Davanti a un palazzetto gremito in ogni ordine di posto, il giapponese Takuma Yamazaki ha conquistato il titolo Masters VGC al termine di una finale al cardiopalma contro il connazionale Hiroshi Onishi. Una sfida dal sapore cinematografico, risolta dall'audace intuizione di Mega Dragonite da parte di Yamazaki - manifesto di corretto team building e premio alla costanza di una carriera. In un tabellone massacrante che ha visto cadere precocemente molti favoriti della vigilia, l'Italia ha fatto del suo meglio, piazzando ben due player nella Top 8 mondiale.
Prima di proiettarci verso il futuro del circuito o di ripercorrere i momenti iconici dell'evento, compreso l'inaspettato halftime show di Ed Sheeran, è tempo di scendere nel dettaglio tecnico. Per capire cosa ha davvero determinato i risultati del Mondiale, occorre decostruire l'architettura della Regulation e le dinamiche di un meta che ha ridefinito i canoni del gioco.
Elena La Verde
Sulle sponde delle acque della seconda Reg su Champions…
Nei primi giorni dopo l’annuncio dell’entrata in vigore del Regolamento M-B, a metà giugno, diverse voci sembravano concordare sul fatto che le nuove aggiunte non avrebbero spostato poi così tanto l’ago della bilancia rispetto a quanto si era imposto nel metagame del Regolamento M-A. Non era neanche raro sentire opinioni che, tra tutti i nuovi “giocattolini” e i vecchi “ritorni”, riconoscevano nell’Assorbisfera forse l’unica vera e determinante novità. A queste prime considerazioni se n’è aggiunta un’altra: esattamente come avvenuto con la Reg D di Scarlatto e Violetto nell’estate 2023, formato che avrebbe fatto da teatro ai Mondiali di Yokohama, anche stavolta saremmo stati davanti ad una Regulation la cui crescita e il cui sviluppo sarebbero stati determinati unicamente dai tornei online, vista l’assenza di Major (Regionali e Special) durante i mesi estivi. Pertanto, i riflettori della agognata usage sarebbero stati puntati sulle competizioni online nazionali e internazionali (nella nostra community italiana abbiamo avuto appuntamenti come le “Maddo’s Cup” e un “Battle Cruise Online Qualifier”, mentre oltralpe la formica operosa di Victory Road ha portato avanti il suo importante circuito di tornei “Road to San Francisco”). Tutto ciò ha avuto come conseguenza, al di là di ogni previsione, una profonda evoluzione del formato, con alcune team compositions (funzionali già in Reg M-A) che sono rimaste comunque sempre molto usate.
Andiamo quindi adesso a conoscere un po’ più da vicino questi sestetti inizialmente “scritturati” come cast per la grande produzione della pellicola dei Mondiali 2026.


A pieno titolo il team più gettonato del formato, esistente già dalla Reg M-A, al cui interno convivono le forze più potenti del meta che si supportano vicendevolmente. Comp di stampo molto offensivo, capitanata dalle Mega re e regina della Reg. L’aggiunta dell’Assorbisfera fornisce un boost alle velleità d’attacco di Garchomp/Basculegion.


Un generale, uno pterodattilo preistorico, qualche drago, una giraffa e una fata dalle mammifere fattezze, danno questo nome inconsueto ad un’altra comp sopravvissuta alla Reg M-A (team vincitore del NAIC, nelle mani del nostro Cicciott). Sestetto che sfrutta la presenza della Mega più veloce del formato (e le sue Frane), con la possibilità di giocare anche sotto Distortozona.


Team ribattezzato come “drago acquatico” dal nostro Pado, rappresenta una delle evoluzioni più particolari dell’archetipo Rain: la presenza della pioggia consente a Zard di sfruttare una potente Palla Clima di tipo Acqua dall’alto dei suoi 159 punti base in statistica di Attacco Speciale, unitamente ad un inaspettato Tifone, che a volte sostituisce Solarraggio. L’offensiva di tipologia Erba viene delegata a Venusaur. Quest’ultimo, con il suo temibile Sonnifero, in virtù dell’assenza della Visierantisabbia e di molti Pokémon Erba nel metagame, diventa spesso un elemento determinante ai fini del risultato di una partita. Grimmsnarl limita i danni tramite i suoi schermi e consente di vincere le weather war grazie ad un Monito prioritario.


Il team da “protect the queen” per eccellenza: controllo dei turni tramite Bruciapelo, redirection offerta da Sinistcha, set-up offensivo delle Mega o di Kingambit e tanti danni in arrivo nelle fasi intermedie e finali di gioco. Anche questo un sestetto figlio della Reg M-A che non ha mai smesso di essere funzionale, sia nella versione con il temibile Zampillo di Blastoise, sia in quella con Floette.


La team comp che porta la spettrale ombra di Ultimocanto in Reg M-B: innestato all’interno di una core da Rain che sfrutta il potere del nuovo giocattolo MegaSwampert e i mind-game causati dalla presenza di un Vivillon dotato di Focalnastro, è un sestetto contro il quale un mancato planning può risultare rovinoso.


Team figlio della Reg M-B (grazie all’aggiunta di MegaStaraptor e di Gholdengo - quest’ultimo nonostante i pesanti nerf subiti), porta l’egida della tempesta di sabbia ai piani alti del metagame, anche insieme ad un Milotic anti-Prepotenza ben incastonato nella comp e al sempre pericoloso set-up del Pokémon Tesoro.


Squadra vincitrice di uno dei tornei organizzati durante le settimane estive da Victory Road, presenta un MegaStaraptor che usufruisce dei pericolosi boost (in virtù della sua abilità Inversione) forniti dal Fascino di Whimsicott, con un Glimmora tipologicamente ben piazzato nel metagame e un MegaDelphox che sinergizza come seconda Mega insieme al Rapace di Sinnoh.


Dopo la “scoperta” del Pokémon Stellatroce già nelle fasi finali della Reg M-A da parte di Wolfe Glick, questa pick è andata ad innestarsi all’interno di alcune comp con Charizard e Venusaur. Nato per cercare di mettere più che una pezza all’egemonia di Big6, questo Pokémon è capace di intrappolare i nemici in campo con Assillo, mentre consuma la barra dei Punti Salute avversari con Tossina, potendo usufruire - in virtù delle sue grandi difese - di un’ottima longevità e permanenza in campo. Varianti di questo team includono anche Annihilape/Hydreigon/MegaMetagross.


Sestetto di invenzione tutta italiana che ha raccontato tutta la sua forza durante lo Special di Torino, è un altro team che nasce come contraltare a Charizard e a Big6: contiene al suo interno tre dei Pokémon più forti disponibili al momento - Kingambit, Basculegion, Sneasler - e li mette insieme ad un inedito Lycanroc Forma Crepuscolo e alla sua Rocciarapida. Il controllo del meteo viene affidato a MegaFroslass con la fastidiosa redirection e lo spam di condizioni di Scottatura permessi da MegaScovillain.


Fin dall’annuncio della sua abilità Nullodifesa, MegaRaichu Y è stato abbastanza divisivo tra le opinioni dei giocatori. Uno dei nemici giurati di Toxapex, questo Pokémon trova prepotentemente spazio in una comp rispettivamente runner-up e vincitrice di due tornei estivi organizzati da Victory Road. Insieme ad un riscoperto Arcanine di Hisui e alla sua abilità anti-recoil Testadura (che gli consente di avere un’enorme presenza offensiva in campo attraverso Fuococarica e la temuta Zuccata), è un team che può giocare ad entrambe le estremità dello spettro dello speed control, avendo sia Ventoincoda su Staraptor che Distortozona su Farigiraf. L’Elettrocannone di Raichu si configura come un ulteriore strumento di controllo della velocità mid-turn. Sempreverdi punte d’attacco quelle rappresentate da Kingambit e Sylveon.


Sestetto vincitore di uno degli ultimi tornei di Victory Road prima dei Mondiali, annovera tra le sue fila un Dragonite dotato di Assorbisfera e un inedito Swampert - non Mega - molto bulky con Sbadiglio e Virata. La pressione messa sul lato del campo avversario da Sbadiglio è coadiuvata dall’effetto di trapping fornito dal temuto MegaGengar (che tra le sue mosse dispone di doppia STAB, Protezione e Sostituto, Ultimocanto quindi assente) e dalla sua abilità Pedinombra, con Virata come mossa di riposizionamento.
In mare aperto: il metagame dell’Odissea dei Mondiali
Ma quanti di questi attori sono realmente riusciti ad occupare gli effettivi posti nobili della top usage dei Mondiali di San Francisco? Leviamo le ancore e salpiamo.


Ai primi posti troviamo 5/6 - Kingambit, Charizard, Garchomp, Basculegion, Floette - del temuto “Big6”, con un Whimsicott a chiusura di team che arriva “solo” in 10ª posizione; in mezzo a questa rosa di titani, il sempreverde Incineroar, perno importante di diversi team tra cui gli ormai famosi “camerieri”; a seguire Sneasler, presente in queste classifiche fin dai primi giorni dell’avvento di Champions; Venusaur, pezzo importante nei team con doppio meteo e in alcune composizioni di Toxapex; Sylveon e Farigiraf, provenienti dalle comp della Reg M-A soprannominate “Disney” e dai più recenti sestetti con MegaRaichu Y e MegaStaraptor; il Whimsicott precedentemente citato, e Sinistcha (cameriere per eccellenza).


Anche il grafico di top12 usage delle Megaevoluzioni del Day1 riflette le tendenze che si sono imposte in questi mesi estivi: Charizard Y e Floette (Big6 e, il primo, anche nei team con doppio meteo), Staraptor e Raichu Y (dalla relativa comp venuta fuori durante alcuni tornei di Victory Road), Delphox e Blastoise (camerieri, anche con Floette set-up in alternativa al Pokémon Carapace), Swampert (doppio meteo e Perish), Aerodactyl (Disney), Gengar (Perish e non solo), Tyranitar (Sand), Scovillain e Froslass (team “DuskLass” di scuola italiana).


Al Day2 notiamo già qualche fondamentale oscillazione: salgono di molto in usage Kingambit e Sylveon, con un Incineroar che perde un po’ del suo “smalto” e un Sinistcha che esce definitivamente dalla top12 per far posto al nuovo Staraptor. Ma è nel grafico delle Mega più usate al Day2 che arrivano diverse sorprese: da un lato fanno capolino ai piani alti di questa classifica sia Staraptor che Raichu Y (che tendenzialmente raddoppiano le loro percentuali rispetto al primo giorno di competizione), dall’altro escono Blastoise e Scovillain, lasciando il posto ad un sorprendente Camerupt e soprattutto all’amato/odiato Dragonite, pick che, alla fine, è riuscita a salire sul gradino più alto di questa competizione.


In questi mesi estivi, due domande hanno attanagliato le certosine menti dei giocatori competitivi qualificati al Mondiale: “come posso rompere il meta? Dovrò portare un team forte, solido ma conosciuto, e quindi contro il quale i miei avversari avranno un plan consolidato, oppure avventurarmi verso i confini meno sotto i riflettori della scacchiera dei Pokémon usati?” Con ormai qualche giorno alle spalle che ci separa dalla competizione che ha sancito definitivamente la chiusura della stagione 25-26, possiamo dire che entrambe queste “campane” sono riuscite a “farsi sentire”: se, da un lato, alcuni giocatori hanno ottenuto risultati importanti al comando di sestetti ben conosciuti, altri sono riusciti ad usufruire di un considerevole effetto sorpresa con i loro “assi nella manica”. Se ci pensiamo, i due team finalisti sono un po’ un riflesso di quanto appena raccontato: da una parte del tavolo, il temuto Big6 nelle mani di Hiroshi Onishi, dall’altro 4/6 di Big6 con un inaspettato - quasi da Bo1 - Sneasler dotato di Fintoattacco, e soprattutto un inedito MegaDragonite con Ondacalda e un’opzione mixed da late-game clean in Extrarapido.
Ad onor di cronaca, anche altre pick sono riuscite a guadagnarsi il loro posto ai piani nobili della classifica mondiale: Arcanine di Hisui no-recoil all’11° posto (anche se ormai questo Pokémon è diventato un membro stabile dei team con MegaRaichu Y e MegaStaraptor), Tsareena con Focalnastro al 12°, Primarina sweeper da Distortozona dotato di Assorbisfera insieme a Torkoal e MegaBlaziken al 15°, Kleavor al 16°, il già citato MegaCamerupt in compagnia di un Kangaskhan munito di Assorbisfera al 18°, Vanilluxe di Stolascelta vestito al 24°, un italianissimo Aegislash con Focalnastro al 26°.
L’eterna diatriba meta/antimeta è riuscita a raccontare ancora una volta la sua ammaliante storia anche nel teatro dei Mondiali di San Francisco e continuerà, come sempre, a versare nettare e ambrosia nelle orecchie dei giocatori competitivi. Attenzione però: il confine tra questa dolcezza e la trappola delle sirene è estremamente labile.
Fausto - "Mozart9398" - Terrana
Gli italiani ed il Team Aqua: un bilancio incerto
Se si guarda solo alla stagione appena conclusa, l’Italia arrivava a San Francisco da nazione guida del circuito europeo. Francesco Pio Pero ha vinto il NAIC a New Orleans, mentre lui e Roberto Parente hanno chiuso a pari merito al 3° e 4° posto all’EUIC di Londra. Sul fronte regionali, gli azzurri hanno letteralmente monopolizzato il calendario continentale: Frankfurt (Emanuele Briganti), Lille (Marco Silva), Gdańsk (Simone Sanvito), Stuttgart (Luca Ceribelli), Birmingham (Stefano Greppi) e Torino (di nuovo Marco Silva), sei titoli regionali, tutti vinti da italiani in una singola stagione.
Ai Mondiali, però, quella forza si è quasi del tutto dissolta: appena 5 giocatori su 31 sono riusciti a contenere le sconfitte nella Fase 1 e a guadagnarsi l’accesso alla Fase 2. È il rapporto tra italiani alla Fase 2 ed italiani qualificati più basso sin dai Mondiali di Londra del 2022: pesa ancora di più alla luce di un contesto storico che, fino a ieri, raccontava tutt’altro.
I risultati più significativi portano la firma di Stefano Greppi e Giovanni Piscitelli, che chiudono entrambi in Top 8, con un record di 9-2 nella fase svizzera. Entrambi sono usciti al primo turno di Top Cut (in particolare, Greppi è sconfitto da Takuma Yamazaki, colui che poi vincerà l’intero torneo con Mega Dragonite.
Le due squadre condividono lo stesso “core” dominante del torneo (Charizard Mega Y, Kingambit, Garchomp), ma con sfumature diverse: Piscitelli scegliendo la build con Floette Mega e Basculegion compone un “Big6”; Greppi opta invece per Aerodactyl Mega e Sylveon, andando a chiudere la comp “Disney”.
Un dato di contesto utile: l’Italia ha schierato 31 giocatori Masters, la terza delegazione più numerosa dell’intero torneo dietro solo a USA (87) e Giappone (56). Il tasso di conversione alla Fase 2 (16%) è in realtà in linea con quello del Giappone (18%) e nettamente migliore di quello degli USA (9%): il vero problema italiano non è stato entrare in Fase 2, ma la scarsissima profondità oltre quella soglia rispetto agli anni scorsi.


aky CG Works
Isolando i colori Team Aqua il quadro si allarga: il roster della squadra ai Mondiali contava otto giocatori: Joji Kaieda, Eduardo Cunha, Flavio Del Pidio, Roberto Parente, Nicolò Pollato, Francesco Pio Pero, Leonardo Bonanomi e Davide Fazio. Una selezione che conferma Team Aqua come realtà internazionale più che squadra puramente italiana.
Di questi otto, Joji Kaieda ha superato la Fase 1, chiudendo 54° con un record di 6-5 (squadra dei Big 6 che abbiamo affrontato prima: Kingambit, Mega Charizard Y, Basculegion, Mega Floette, Whimsicott, Garchomp). Eduardo Cunha ha chiuso il Day 1 a 5-3 (74° posto), fuori dalla Fase 2, ma con una delle squadre più originali viste ai Mondiali: Perish-Rain, composto da Vivillon, Archaludon, Incineroar, Politoed, Mega Swampert e Mega Gengar.
Carmine Cusati
“Fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir Floette-tude e Sneasler-scenza”
Il generale Kingambit chiama a raccolta i suoi cinque soldati sulla barca che, tremolante ma decisa, si appresta ad affrontare l’ultima montagna da scalare: la finale dei Mondiali. L’ultimo ostacolo, lo scoglio proibito che separa i sogni dal purgatorio del doverci riprovare l’anno dopo (in realtà, il celebre verso dantesco qui parafrasato è riferito proprio al monte purgatoriale, ma si perdonerà la licenza poetica). Ebbene, i sei ci riusciranno e scriveranno la storia: Takuma Yamazaki è il primo Campione del Mondo di Pokémon Champions.
Il giapponese, sesto del suo Paese a trionfare nella rassegna iridata al termine di una finale derby con Hiroshi Onishi, ha pescato a piene mani dai Big6, proponendo un team che ne presenta ben quattro: Kingambit, Garchomp, Basculegion, Floette. Quest’ultimo - nonostante la sua build classica (Forza Lunare, Magibrillio, Luce Nefasta e Protezione) - si prende una presenza nel titolo di questo paragrafo per la Natura scelta da Yamazaki: la Timida, per puntare sulla velocità (che parte da dei non indifferenti 102 punti base, da megaevoluto, giusto per non dimenticarlo). Di per sé non è una scelta rivoluzionaria, non quanto quelle che ci accingiamo ad analizzare, ma è indicativo di un piano partita molto chiaro se lo si affianca a Basculegion: l’evoluzione di Basculin, capace di cavalcare controcorrente onde che affonderebbero barche su barche, proposta dal nipponico campione ha vinto la speed tie contro il suo omologo nella finale - l’idea, pensata e correttamente attuata, era quindi di garantirsi il momentum vantaggioso con una velocità superiore. Ed è indicativo di come il Giappone intenda questo gioco: in maniera più aggressiva, con meno momenti di scouting delle strategie avversarie e più rischi assunti.


Il che si riflette in un dettaglio che caratterizza il quinto membro del team trionfante: Sneasler. In apparenza la build è la più classica possibile: natura Allegra, Focalnastro (alternativa un po’ più ricercata alla ben più diffusa Erbachiara), e come mosse Zuffa, Artigli Fatali, Bruciapelo. Completa il quadro la scelta che è valsa il titolo: Fintoattacco. Sicuramente anticonvenzionale, ma ciò che di fatto ha deciso la finale nel game 3: l’aver letto correttamente e bucato la protect del Charizard di Onishi, seguito dall’Acquagetto di Basculegion, ha consegnato il trofeo a Yamazaki, a cui va accreditata anche una dose di fortuna: se l’evoluzione di Basculin avesse subito un Forza Lunare (che gli sarebbe costato il K.O.) il match avrebbe preso una piega diversa. Nonostante ciò, l’evoluzione di Sneasel di Hisui non poteva che assurgere a uno dei protagonisti di questa parte di analisi.
Protagonista, ma decisamente più insospettabile, lo è stato anche il sesto e ultimo membro del team che si fregia dell’alloro: Dragonite. Portato ovviamente con la sua megapietra e Multisquame, le quattro mosse sono la risposta alla domanda su come abbia fatto a salire sul tetto del mondo: Dragopulsar, Ondacalda, Extrarapido e Protezione. Le ultime due hanno bisogno di ben poche presentazioni, essendo il jolly e la priority, quindi spendiamo qualche parola per le prime due. La STAB è stata pensata per occuparsi del quasi onnipresente Garchomp, potendo contare anche sul rinforzo dato dalla natura Modesta, l’altra è il counter a uno dei suoi nemici naturali Whimsicott (con anche dei danni inflitti anche nell’altra slot, che male non fa). Fattore di importanza cruciale è la pressione che lo pseudo-leggendario riesce a mettere sull’altro lato del campo, pur non disponendo dell’omonima abilità: la possibilità di attutire i danni subiti finché i suoi PS registrano il 100%, la resistenza che già di suo lo precede (da “Mega” le due difese registrano, rispettivamente, 115 e 125 punti base) e la possibilità di accedere una ventaglio di coverage particolarmente ampio vincolano i ragionamenti che solitamente si fanno in team preview. Dinamica che non riguarda solo chi deve fronteggiare il drago di Kanto, ma anche chi lo ha scelto per il proprio team, potendo giocarsi sia in lead (per forzare eventuali riposizionamenti) che in late game per dare la sterzata decisiva alla partita o ribaltare una situazione sfavorevole (caratteristica che condivide con quell’altro bestione di Basculegion).
Nell’eterno e affascinante dibattito tra meta e anti-meta, come accennavamo più sopra, le opinioni si susseguono in una danza di conferme e smentite, ma da San Francisco torniamo con una conclusione: una posizione di vantaggio è per le scelte in linea con il meta attuale, ma alla fine ha vinto chi ha saputo reinterprertarle in un qualcosa di originale. La virtute e la canoscenza dell’originale insegnamento dantesco, così come la rielaborazione in salsa Pokémon che abbiamo offerto, senza ovviamente dimenticare il resto del verso, si offrono come efficace riassunto del meta M-A e M-B così come sicuramente di questo Mondiale. Rimanendo in tema Ulisse e Dante, sarà da vedere se la Reg M-C con le sue introduzioni saprà sempre di ritorno alla rassicurante Itaca o ci porterà verso nuove vette inesplorate. Fino a raggiungere le stelle.
Francesco Bulzis
Direzione Singapore: l’Asia torna al centro del Mondo
Quando la nebbia torna a stendersi sulla Baia e i maxischermi del Chase Center si spengono definitivamente, i Mondiali di San Francisco 2026 consegnano agli archivi un’edizione imponente, intensa e profondamente sfaccettata. È stato il Mondiale della definitiva consacrazione, dove il fenomeno competitivo di Pokémon ha dimostrato di potersi affermare al pari dei più grandi esport del pianeta, riempiendo un tempio dello sport globale e regalandoci momenti da vera pop culture - come l'esibizione a sorpresa di Ed Sheeran, salito sul palco per intonare dal vivo la sua Celestial tra l'entusiasmo travolgente dei fan.
A differenza del passato, San Francisco non è stata soltanto una tappa di gara, ma una vera e propria esperienza immersiva a tutto tondo per chiunque vi abbia preso parte: un punto d'incontro globale tra community, spettacolo e pura adrenalina agonistica.
A dare valore allo spirito della competizione sono le storie umane, le sfide tattiche al limite dell'impossibile e la costanza di campioni come Takuma Yamazaki che hanno conquistato il titolo. San Francisco si chiude così, lasciando un'eredità fatta di lezioni da imparare e di ricordi indelebili, con lo sguardo già rivolto alle luci di Singapore, dove la passione, il talento e la voglia di superarsi saranno ancora una volta i soli e veri protagonisti sul campo.
Elena La Verde

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