
Carmine Ragone: “Se un nuovo player vuole migliorare, non può ignorare i tornei online.”
Intervistato il capitano del Team Aqua per la VCL
INTERVISTA
Carmine Cusati
4/23/20266 min read
Quando parliamo di competitivo organizzato, le prime immagini che ci vengono in mente potrebbero essere i nostri amati local, nella fumetteria di fiducia, con la nostra cerchia di amici, oppure ad un Regionale, con le sue lunghe file di tavoli numerati e la tanto ambita Phase 2. Eppure, non sono da dimenticare i tornei online, componente spesso sottovalutata nello scenario competitivo del VGC. Ci sono molti scenari organizzati per la competizione che differiscono per la più piccola regola, ed essi portano diversi vantaggi da non sottovalutare nella preparazione di un giocatore. Ho avuto il piacere di intervistare Carmine Ragone, che sarà (assieme a Francesco Pio Pero) capitano del Team Aqua alla VGC Challenge League (VCL).
"Cos'è la VCL?"
La VCL, organizzata dalla Desafio LATAM, è un torneo a formato campionato che si distingue nettamente dagli altri eventi online. Ogni settimana le squadre si affrontano, ma solo 6 giocatori per squadra scendono in campo. A fine stagione, in caso di parità, contano anche i set e i game vinti, esattamente come la differenza reti nel calcio. È un formato che premia i picchi di performance, e soprattutto la costanza.
Ma la vera particolarità della VCL è la gestione della formazione. A differenza di altri tornei, dove gli abbinamenti sono decretati dalla sorte o da un sistema di ELO, l'ordine in cui vengono schierati i giocatori determina direttamente gli scontri: chi è in prima posizione affronta chi è in prima posizione avversaria. Questa semplice regola trasforma ogni scelta in un piccolo gioco di strategia. Come spiega Carmine: "Se vedo che una squadra mette sempre i suoi top player nei primi 3 posti, devo decidere se mandarci contro i miei top player oppure concedere sia a noi che a loro un match-up favorevole."
La complessità non si ferma qui! Un giocatore forte con un determinato archetipo potrebbe trovarsi in svantaggio se l'avversario costruisce la propria formazione per contrastarlo specificamente. "Se ad esempio sono un forte giocatore di Sand, potrei trovarmi contro una squadra con counter al mio team originale", dice Carmine. In più, se sai che con alta probabilità affronterai un giocatore specializzato in Trick Room, ti prepari intensamente su quel match-up. Questo costringe ogni capitano a ragionare su più livelli contemporaneamente: le capacità tecniche dei propri giocatori, le tendenze storiche dell'avversario, i possibili match-up e le loro variabili. Il paragone che fa Carmine con il calcio non è casuale; è la metafora che meglio restituisce la complessità tattica di questa competizione. Un capitano deve quindi studiare le tendenze storiche del team avversario, conoscere i punti di forza e di debolezza dei propri giocatori, e costruire la formazione settimana per settimana quasi come un puzzle: "Da capitano, dopotutto, devo conoscere queste cose".


"Com'è essere capitano?"
Carmine descrive il suo approccio con le parole di un allenatore sportivo: «Sono il capitano della VCL perché sono quel tipo di persona che vuole bene a tutti e che tutti esprimano il meglio.» La sua visione è quella di chi gestisce le prestazioni attraverso le persone. Come un allenatore di calcio che previene i cartellini gialli ancora prima che la partita si surriscaldi, Carmine interviene quando necessario, in privato, con rispetto, ma con chiarezza. Dopotutto, è cruciale proteggere anche l'immagine del Team Aqua, quindi evitando comportamenti scorretti, che siano in privato o in pubblico.
Nel Team Aqua ci sono giocatori di alto livello, e questo significa che il suo compito non è insegnare le basi, quelle si danno per acquisite. I giocatori sanno già come prepararsi, conoscono le meccaniche del gioco, gestiscono la propria routine. Il capitano non deve svegliarli la mattina per farli allenare. Il suo ruolo è più sottile: creare le condizioni affinché ognuno si esprima al massimo, gestire le dinamiche interne, e tenere alta la coesione del gruppo anche nei momenti di tensione.
"Perché un giocatore dovrebbe spendere tempo ed energie per partecipare ai tornei online?
C'è una differenza sostanziale tra affrontare la stagione competitiva in autonomia e farlo all'interno di un team strutturato. Carmine la articola su tre livelli ben distinti.
- Nei tornei IRL, come i tornei locali ed i regionali, il giocatore è completamente solo. Nessun supporto esterno, nessun feedback finché non è tutto già risolto. L'esperienza accumulata nelle settimane precedenti è l'unico strumento disponibile allo sviluppo di un team e della sua strategia, ogni decisione presa al tavolo è esclusivamente tua, quindi ci si fa carico di una grossa responsabilità, spesso schiacciante soprattutto dopo una sconfitta. È l'ambiente più puro, ma anche il più impietoso.
- Online in solitaria, su piattaforme come Limitless, ci si allena, si accumulano partite in numeri altissimi, si testa il team. È utile e necessario, ma la crescita ha un limite strutturale: non c'è una seconda persona con cui ragionare sugli errori commessi. Puoi giocare centinaia di partite e continuare a ripetere gli stessi pattern senza rendertene conto, semplicemente perché non hai un punto di vista esterno.
- Online in team, invece, cambia tutto. Dentro un contesto come la VCL, ogni partita diventa materiale di studio collettivo. Si revisionano i replay insieme, ci si confronta sui match-up, si costruisce una conoscenza condivisa che cresce settimana dopo settimana. «Se anche solo guardo le 6 partite svolte dal mio team quella settimana, miglioro», dice Carmine. Non è molto diverso da studiare una partita di scacchi: si impara anche da spettatori. E con l'arrivo del formato Champions, spectare le partite private diventa ancora più accessibile, abbassando ulteriormente la soglia d'ingresso a questo tipo di apprendimento passivo.
Il valore del team, però, non è solo tecnico. È la presenza di un safe space, uno spazio in cui dare e ricevere feedback senza timore di giudizi, e in cui la crescita individuale passa attraverso quella collettiva. Partecipare a tornei online in team ti permette di confrontarti con teste diverse sui dubbi riguardo al tuo team in modo efficiente, e di allenarti in un formato Best Of 3 continuamente competitivo, pieno di giocatori forti pronti a metterti alla prova. Rivedere un replay con qualcuno che ti dice “qui potevi prendere questa win condition” è qualcosa che non puoi replicare da solo. È la differenza tra sapere in astratto cosa si sarebbe dovuto fare e vedere concretamente dove si è aperta una finestra di gioco che non si era notata sul momento. Quel tipo di consapevolezza, accumulata nel tempo, è ciò che separa un giocatore stagnante da uno in costante miglioramento. Per questo Carmine è netto nel consiglio che darebbe a chiunque voglia crescere: “Prendere un po' di batoste ed avere un occhio critico.” La sconfitta, affrontata nel contesto giusto, diventa uno strumento. E nel Team Aqua, quel contesto è garantito dalla propria cultura interna: un ambiente in cui il feedback è normale, atteso, e accolto, anche se non sempre nel momento immediato dopo una sconfitta. “Se un nuovo player vuole migliorare”, conclude Carmine, “non può ignorare i tornei online.”. Il ghosting (giocare in chiamata con qualcun altro che ti suggerisce le mosse in tempo reale) è l'opposto esatto di questa filosofia, e il Team Aqua lo rifiuta esplicitamente. Carmine continua: “Privi te stesso di fare l'esperienza di giocare contro gli altri giocatori autonomamente. Quando giochi al torneo, non c'è 'Carmine e Carmine': c'è solo Carmine.” La preparazione in gruppo è collettiva; l'esecuzione, però, è sempre individuale. Nessun auricolare con qualcuno che ti guida nei 50/50 più difficili: solo tu, i tuoi 6 Pokémon e le decisioni che hai costruito insieme agli altri durante la settimana.


"Come si gestisce la testa dei propri giocatori?"
Il Pokémon competitivo è uno sport mentale. E come in ogni sport mentale, la gestione delle emozioni è centrale tanto quanto la preparazione tecnica.
Carmine è chiaro su questo: il briefing post-partita è fondamentale, ma non sempre è il momento giusto per farlo. “Può accadere che non lo fai con tutti, perché da giocatore, se perdi, sei in un bad mood e non vuoi sentire cose.” Forzare una conversazione nel momento sbagliato può fare più danno che bene. Il capitano deve saper leggere lo stato emotivo dei propri giocatori e calibrare di conseguenza: a volte si aspetta qualche ora, a volte qualche giorno. L'importante è che la conversazione avvenga, ma al momento giusto.
C'è anche un tema di responsabilità condivisa. Quando Carmine sceglie i 6 giocatori che scenderanno in campo, sa di stare prendendo una decisione che ha un peso reale: “Ho una grossa responsabilità perché devo scegliere le 6 persone giuste.” E la forma del giocatore, non solo quella tecnica, ma anche quella mentale e logistica, conta quanto le sue capacità pure. «Ci sono momenti in cui anche i top player non sono in forma», ammette Carmine, e forzarli in quei momenti sarebbe controproducente per tutti; viceversa, un giocatore che si è preparato con serietà, ha fatto ricerche, ha lavorato sul proprio team, merita fiducia, indipendentemente dal suo ranking storico. “Quando scelgo qualcuno, gli sto comunicando che ci sono altri 4 o 5 ragazzi che avrei potuto mettere al suo posto, ma ho scelto lui.” Questo crea responsabilità, la scintilla della motivazione.
Nel Team Aqua, indossare la maglia significa essere osservati, che sia dagli arbitri, dagli avversari, dalla community, dagli sponsor. “Gli avversari giocano al 120% contro di noi”, racconta Carmine. Ma invece di viverlo come pressione negativa, la squadra lo trasforma in carburante: "Quando vinci, tiri un sospiro di sollievo… È la consapevolezza di essere la squadra da battere, e di saper reggere quel peso."
Rinnovo i miei ringraziamenti a Carmine Ragone per avermi concesso questa meravigliosa intervista, rivelando il lavoro nascosto all’occhio comune che è impiegato per mantenere al massimo le performance dei giocatori.

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